Recensione a cura di Margherita Sassi - Con la testa sott'acqua, di C. Chiuso, add editore (2025)
Cristina Chiuso non si limita al fascino dell’agonismo, ma nel suo saggio individua gli elementi portanti la possibilità di rendere il nuoto una fonte di benessere. La forza di sanare qualsiasi crepa deriva dall’apertura mentale con cui l’Autrice stessa scioglie i nodi che si intrecciano nella vita di un atleta, ma occorre consolidare l’idea che il nuoto è cultura
Più che Il mondo visto da chi nuota, come dice il sottotitolo, Con la testa sott’acqua, il libro di Cristina Chiuso (add editore), è il mondo visto da una donna capace di andare fino in fondo nello sport, nella scrittura e nella vita. È quello che traspare dal saggio, che per quanto incentrato sulla pratica natatoria, comprende abilmente cenni storici, curiosità significative e aspetti culturali di assoluto rilievo.
Certo, c'è anche un racconto diretto dell’esperienza sportiva della Chiuso, ma non così accentuato da appesantire l’intera impalcatura del testo: l’Autrice conosce e riconosce i benefici del nuoto e invita da subito ad approfondire la differenza tra galleggiare e nuotare per aprire a una breve dissertazione sulle differenze tra diversi Paesi. Disporre di un bagaglio personale così denso di ore e di chilometri passati in acqua richiede un’estrema competenza nel racconto, una capacità di selezione al di sopra nel normale e un pensiero critico all’altezza sia delle difficoltà vissute, sia della speranza in un cambiamento ormai in atto. In tal senso, l’opera è una fotografia verosimile e poliedrica della nostra cultura natatoria con un rimando continuo al piacere dell’azione e alla bellezza dell’elemento acqua.
Anche per questo, da grande atleta, oltre che olimpionica, capitana della nazionale italiana, Chiuso mantiene uno stile controllato, frutto di un bilancio attento tra episodi privati e costrutti universali, e si schiera apertamente dalla parte dei nuotatori e delle nuotatrici. Apertamente, perché per quanto nuotare sia da sempre una questione di sopravvivenza, e allo stesso tempo una vera e propria cultura, è così che ogni singolo aspetto del nuoto va salvaguardato e promosso. Infatti, la possibilità di vincere o perdere, tra le vicende di campionesse e di campioni, e le evoluzioni del passato nel presente, rappresenta uno dei temi centrali dell’excursus sul rapporto tra nuoto e benessere.
Non per nulla l’Autrice, richiamando il tema della salute mentale, riesce a intrecciare in maniera schietta e costruttiva le difficoltà personali con quelle estratte dalla letteratura scientifica.
Del resto, per poter vedere il mondo con la testa sott’acqua era indispensabile prendere in prestito la prospettiva di una donna consapevole della propria esperienza sportiva e disposta a raccontarla attraverso le luci e le ombre di una carriera tanto significativa quanto longeva.
La Chiuso descrive alcune situazioni in maniera vivida e suggestiva, mette insieme ogni tipo di sensazione e risveglia il tatto, la vista, l’olfatto e l’udito del lettore senza lesinare alcun dettaglio. C’è una carica emozionale nelle immagini rappresentate che a tratti non offre scampo e immergersi nella bellezza dell’armonia tra l’atleta e l’acqua resta l’unica via di uscita.
Tuttavia quel che risalta non è neanche l’autentica passione dell’Autrice per la facilità con cui l’essere umano può imparare a muoversi nel fluido, o l’importanza che assumono l’attesa e l’ascolto nella complessa evoluzione di un campione, perché in fondo è il nuoto nella sua essenza ad emergere come atto meditativo, capace di portare qualsiasi atleta alla consapevolezza del respiro, del movimento, di un tempo presente capace persino di calmare la mente. Forse ciò che interessa di più alla Chiuso (e a noi lettori) è che anche attraverso il suo mirabile sforzo di raccontare il sistema natatorio, compresa sé stessa, si possa contribuire tutti insieme al cambiamento in atto, come una squadra. È chiaro che il progresso richiede tempo e pazienza, e il capitolo dedicato alla storia del nuoto e delle donne ce lo dimostra, attraverso il racconto di quello che è stato, nel bene e nel male. Ma vedremo quello che potrà essere il futuro di questo sport.