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Seguo gli accadimenti della Federginnastica da un mese a questa parte. Ho letto, ascoltato, e visto cose, sforzandomi di dare una forma orecchiabile all'ennesima punta dell'iceberg.

Prendo spunto dal titolo di un articolo su Sky Sport (“Oltre il caso ginnastica: prevenzione e formazione per i futuri allenatori”), per un’affermazione laconica a riguardo, della quale, però, proverò a dare una spiegazione. Davanti un evento del genere, mi sembra sia davvero superfluo argomentare sulla formazione dei tecnici. Oltretutto, ne fanno tanta, da sempre, confrontandosi con copiosi corsi di approfondimento, alcuni più stimolanti di altri, ma comunque improntati su un’esposizione massiccia a valanghe di slide dalle più svariate impostazioni.
In casi come questo, sarebbe decisamente meglio innovare il comparto manageriale dedicato all’area sportivo-sanitaria e istituire dei corsi finalizzati a supportare i manager nella ridefinizione del loro ruolo e nella gestione del cambiamento in atto. In particolare, se pensiamo a territori come l’Abruzzo, dove la legge regionale sulla Medicina dello Sport ha integrato la figura dello psicoterapeuta nei centri di terzo livello.
L’obiettivo è arrivare a condividere un linguaggio comune, mettere a punto gli strumenti manageriali di governo, gli attori e la rete di cui abbiamo una necessità impellente, pena interventi a spot privi di ogni visione.
Considerare evidenze e riflessioni sull’assetto dell’attuale sistema socio-sportivo-sanitario induce a delineare un cambiamento organizzativo. Il resto è un cortocircuito perverso, che serve solo ad alimentare una scarsa capacità decisionale.
Con l’auspicio che le ultime vicende possano accelerare degli urgenti risvolti operativi, con annesse le implicazioni manageriali appena accennate, mi limito ad alcune semplici riflessioni nell'intento di chiarire la questione.
Oggi, praticare e promuovere le attività motorie e sportive è frutto di una consapevole scelta culturale che valorizza la corporeità non solo come cura, forma esteriore o prestazione, ma come parte dell’uomo e valore costitutivo della persona. Lo sostengono Luigi Calcerano e Francesco Casolo, in Educazione motoria e sportiva, edito da La Scuola. Difficile sconfessarli, forse impossibile.

Personalmente credo che rimanere fedeli alla Carta di Ottawa, anche a distanza di trentasei anni, favorisca l’approccio più adatto per sostenere gli atleti, in quanto persone, nell’aumentare il controllo sulla propria salute e migliorarla. Ma per riuscirci, dobbiamo essere capaci di identificare e realizzare le nostre aspirazioni, di soddisfare i nostri bisogni, di cambiare l’ambiente circostante o di farvi fronte. Questo vuol dire, molto concretamente, puntare anzitutto al benessere dell’intero sistema sportivo e non ai risultati.
Mi baso su elementi recenti e ripenso alla posizione di Jury Chechi, leggenda della ginnastica artistica, in riferimento a José Mourinho e ai suoi modi da sergente di ferro.
"Non so se il suo sia un approccio giusto, ma un allenatore va valutato dai risultati e lui li ottiene. Anche se in carriera ha avuto qualche fallimento, sono molte di più le cose che ha azzeccato rispetto a quelle che ha sbagliato. Penso che sia un allenatore che sa fare bene il suo mestiere: i risultati dicono questo.
Dalle dichiarazioni del "Signore degli Anelli" a quelle di Ettore Messina, allenatore di pallacanestro italiano, il passo è breve. Il tecnico dell'Olimpia Milano sostiene: “Ricordandoci che vince uno solo e che non farlo non può essere mai sinonimo automatico di fallimento. La prestazione ed i valori mostrati in campo sono le cose che contano di più e sulla base delle quali si può valutare una squadra ed il lavoro del suo allenatore.
Il punto non è stabilire chi ha ragione o chi ha torto tra i due, l’essenziale è assodare la direzione che vogliamo dare allo sport italiano. E per farlo serve, come sempre, un elemento da cui partire. Che potrebbe essere, ad esempio, la definizione di cultura, intesa come tutto ciò che permette all’uomo di interagire positivamente con l’ambiente fisico e sociale, che serve per arricchire l’essere e l’agire umano, e che valorizza l’uomo in tutte le sue potenzialità. In questi termini, se lo scopo è quello di promuovere e condividere la cultura di cui disponiamo e il management della salute nello sport, allora bisogna lavorare sui comportamenti delle persone, tutte. Bisogna mettere a disposizione competenze e standard per diffondere un simile approccio, e arrivare a pensare lo sport perché emerga una struttura mentale nuova, che contenga ciò che è benessere, e quindi salute, o ciò che non lo è. E, attraverso simili concetti, rappresentare l'esperienza sportiva degli atleti integrando ogni informazione possibile.
Sul piano pratico, prendendo le mosse dal caso delle ginnaste, sarebbe particolarmente utile intervenire, ad esempio, definendo delle check-list di controllo e degli audit comportamentali. Quindi, digitalizzare i processi di segnalazione, dopo aver osservato attentamente i comportamenti salutari e quelli a rischio, tramite dei professionisti qualificati. È un’idea. Anche perché, al netto del duty officer incaricato di turno, l’autoreferenzialità che caratterizza il sistema federale sembra essere ogni volta più evidente.
E comunque, al di là di come potremmo innovare il sistema, pochi giorni fa ero in una scuola, al cospetto dell’ennesimo gruppo di agonisti adolescenti, con il quale ho avuto l’onore di lavorare. Ho chiesto loro quali fossero gli elementi fondanti lo sport e mi hanno risposto senza indugio: famiglia, amicizia, salute e possibilità di guadagno. A volte, le convinzioni dei giovani sono semplici e sono un dato di fatto. Non possiamo ignorarle, non ora. Con le dovute proporzioni, la frana che ha travolto Casamicciola non è così diversa dal commissariamento dell’Accademia di Desio. Ed è assurdo liquidare il tutto come un problema dell’offerta formativa destinata agli allenatori o con l’invito ai genitori di essere parte del processo di crescita dei propri figli. In gioco c’è il futuro di ogni singolo atleta che, fatalità, ha deciso di affidarsi a noi. Ricordiamocelo.