Selezione a cura di M. Sassi - Lo sviluppo nel ciclo di vita, di Kloep, M., Hendry, L.B., Sica, L.S. e Aleni Sestito, L., il Mulino (2021)
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Differenze di genere nelle relazioni tra coetanei
Alcuni anni fa, Golombok e Fivush [1994] hanno descritto lo sviluppo delle relazioni tra ragazze e ragazzi così: durante i primi anni della scuola primaria, ragazzi e ragazze giocano separatamente. Le ragazze hanno una migliore amica con cui parlano molto e condividono piccoli segreti.
Giocano anche, ma i giochi in quanto tali non sono di grande importanza per loro. In caso di conflitto, interrompono il gioco per ristabilire l'armonia nella relazione. I ragazzi, invece, giocano in gruppo e non sempre hanno un unico migliore amico. Prediligono giochi competitivi con regole chiare. Se sorgono conflitti, li risolvono per continuare il gioco. Non fanno lunghe conversazioni con i loro coetanei. Se parlano, parlano per lo più del gioco e delle sue regole.
Così, mentre i ragazzi imparano a negoziare, a cooperare all'interno del gruppo e a competere, le ragazze imparano, soprattutto, a comunicare, ad ascoltare e a conservare una relazione. Ciò che sia i ragazzi sia le ragazze non imparano, o imparano in misura minore, è comunicare indipendentemente dalle differenze di genere. Ciò ha portato i ricercatori a parlare di culture di genere separate [Underwood 2007] e a sottolineare che, a causa dei diversi stili di amicizia durante l'infanzia, giovani uomini e giovani donne hanno difficoltà a comunicare tra loro nell'ambito dei rapporti sentimentali o sul posto di lavoro.
Questi modelli di amicizia differenziati in base al genere possono essere riscontrati in tutto il ciclo di vita. I maschi sembrano stringere amicizie basate sui rispettivi interessi e sulla competizione, mentre le femmine sono più interessate a formare relazioni più profonde, caratterizzate dal self-disclosure, empatia e affettuosa attenzione, nonché da ansia per la paura del rifiuto [Galambos, Leadbeater e Barker 2004; Shucksmith e Hendry 1998]. Sebbene le amicizie siano emotivamente appaganti per le giovani donne, il loro coinvolgimento emotivo, l'empatia e la dipendenza da relazioni intime come fondamentali per il loro benessere emotivo, le rende anche vulnerabili allo stress interpersonale e alla depressione [Rudolph, Ladd e Dinella 2007].
L'intimità, espressa nella rivelazione di sentimenti, paure e pensieri è importante per lo sviluppo di amicizie intime in entrambi i sessi, ma è più facile che, in essa, vi si impegnino le donne [Fehr 2004].
In un clima di competizione, non è appropriato per un giovane confessare paure e manchevolezze ad altri uomini, così come, nelle culture maschili, ammettere ansie e sofferenze è considerato «da donne». Gli adolescenti maschi sono consapevoli delle proprie emozioni all'interno delle relazioni interpersonali, ma anche degli atteggiamenti maschilisti e omofobi all'interno dei loro gruppi di coetanei. Si trovano, perciò, di fronte a un conflitto tra i loro bisogni relazionali e il rischio di essere derisi [Chu 2005]. La pressione percepita a sviluppare identità maschili impedisce la ricerca di sostegno da parte di amici maschi e scoraggia anche dall'offrirlo a propria volta. In realtà, scoraggiare qualsiasi manifestazione di malessere, fisico o emotivo, agli amici («Dai, comportati da uomo!») è considerato come il più prezioso aiuto che gli amici possano offrire [Oransky e Marecek 2009]. Fortunatamente, molti adolescenti maschi hanno amiche e, in tal caso, percepiscono tali relazioni come di gran lunga più gratificanti dal punto di vista interpersonale [McDougall e Hymel 2007]. Way [2011] ha sostenuto che durante la prima e la media adolescenza i ragazzi mostrano intimità e sentimenti condivisi, ma perdono queste amicizie quando diventano uomini, preferendo stare soli piuttosto che essere considerati poco virili. L'omofobia e l'adozione di valori ipermaschili non riguardano solo i gruppi di amicizia, ma hanno anche un profondo impatto sui risultati scolastici, come vedremo nel prossimo paragrafo.
???? Marion Kloep, è professore emerito nel Dipartimento di Psicologia dell'Università di Trondheim.
???? Leo B. Hendry, ha lavorato presso il Centro per la ricerca sull'infanzia di Trondheim, Norvegia, e presso il Centre for Educational Research di Aberdeen, Gran Bretagna.
???? Luigia Simona Sica, insegna Psicologia dello sviluppo nell'Università Federico II di Napoli.
???? Laura Aleni Sestito, ha insegnato Psicologia dello sviluppo.
fonte: il Mulino