Selezione a cura di M. Sassi - Le origini della creatività, di Wilson, E. O., Raffaello Cortina Editore (2018)
Pagg. 76-7
L'impresa umana attuale consiste nel tentativo di dominare la Terra e ogni cosa su di essa, cercando di superare gli ostacoli rappresentati da una moltitudine di Paesi in competizione, religioni organizzate e altri gruppi collettivi egoistici, la maggior parte dei quali non considera il bene comune delle specie e del Pianeta. Le discipline umanistiche, da sole, possono correggere questa imperfezione. Essendo focalizzate sulle caratteristiche estetiche e sul valore, infatti, possiedono la capacità di far deviare bruscamente la traiettoria morale verso un nuovo modo di ragionare, che abbracci anche la conoscenza scientifica e tecnologica.
Per assolvere a questo ruolo, le discipline umanistiche avranno bisogno di mescolarsi con la scienza, perché la nuova modalità dipenderà soprattutto dal modo in cui la nostra specie saprà comprendere se stessa, una capacità che non potrà essere acquisita senza l'aiuto di una ricerca scientifica obiettiva. Così come abbiamo avuto bisogno della luce del sole e del focolare per nascere, abbiamo bisogno di unificare l'ambito umanistico e quello scientifico per costruire un quadro completo e onesto di ciò che davvero siamo e possiamo diventare. Questa combinazione è il substrato potenziale dell'intelletto umano.
A quanto pare, come ho spiegato, abbiamo tre modi per ampliare le discipline umanistiche in modo tale da favorire questa connessione. Primo, sfuggire dalla bolla in cui il mondo sensoriale umano senza aiuto è condannato a rimanere inutilmente intrappolato. Secondo, approfondire le radici mettendo in connessione la storia profonda dell'evoluzione genetica con la storia dell'evoluzione culturale. Terzo, ridurre l'antropocentrismo estremo che ostacola gran parte delle iniziative umanistiche.
È comune, tra gli scrittori in cerca del significato ultimo dell'esistenza umana, rivolgersi ai misteri dell'astrofisica e della meccanica quantistica. In alternativa, si cerca la mappa, che verrà ultimata in futuro, dei neuroni cerebrali e dei circuiti che li collegano l'uno all'altro. In modo più tradizionale, molti cercano l'illuminazione spirituale, perciò si rivolgono a Dio o a qualche mysterium tremendum, la cui essenza può anche guidarci, ma rimane sempre al di là della nostra comprensione.
Tutti questi sforzi sono destinati a perdurare e a fallire, in quanto affrontano uno dei più potenti archetipi: la ricerca dell'ignoto ultimo. Tale ricerca ha preso varie forme nelle diverse epoche, puntando al Sacro Graal, alla spada nella roccia, agli antichi codici, ai messaggi lasciati dagli extraterrestri, alla chiave del sancta sanctorum o alla fisica della Teoria del Tutto.
In verità, abbiamo già acquisito una profonda conoscenza di noi stessi e delle caratteristiche genetiche della nostra specie, almeno buona parte di essa, e l'inizio della lunga strada verso ciò che resta è già tracciato. Molte sorprese ci attendono, soprattutto nella genetica molecolare e dello sviluppo, ma poche cose si aggiungeranno al cambiamento del paradigma necessario per spiegare chi siamo e che cosa possiamo aspettarci di raggiungere senza uscire dal pianeta Terra. Finora, le risposte - come ho sottolineato ed è logico aspettarsi - derivano dal substrato rilevante rappresentato da un gruppo di discipline che comprende la paleontologia, l'antropologia (inclusa l'archeologia), la psicologia (principalmente quella cognitiva e sociale), la biologia evoluzionistica e la neurobiologia.
Il filo comune che unifica queste Big Five, queste cinque grandi discipline così importanti per l'umanità, è l'evoluzione per selezione naturale. La superiorità indiscussa di questo processo, che interessa tutti i viventi, è stata espressa efficacemente nel 1973 dal grande genetista Theodosius Dobzhansky: "Nulla in biologia ha senso se non alla luce dell'evoluzione". Oggi, si dovrebbe coraggiosamente ampliare la prospettiva: nulla in campo scientifico e umanistico ha senso se non alla luce dell'evoluzione. Come ha spiegato il filosofo Daniel Dennett, l'evoluzione per selezione naturale è l'acido in grado di corrodere qualsiasi mito su finalità e significati prestabiliti.