Selezione a cura di M. Sassi - Intelligenze creative, di Gardner, H., Feltrinelli "Universale economica" (2019)
Pagg. 166-7
Come ha messo in luce David Feldman, il prodigio comporta esibizioni promettenti in un campo apprezzato dalla cultura e nel quale i comportamenti dei bambini vengano almeno notati. In una cultura che non apprezzi l'espressione grafica e in cui gli scarabocchi dei bambini vengano sistematicamente ignorati e trascurati non avremo ragazzi-prodigio nel campo del disegno. Al contrario, quando una cultura incomincia a prestare attenzione alle manifestazioni precoci dei bambini in un dato campo (come ha fatto la Cina contemporanea nei confronti delle arti visive), inevitabilmente si scoprono dei talenti inattesi.
Probabilmente il caso più conclamato di precocità nel disegno è rappresentato da una ragazza cinese di nome Wang Yani le cui straordinarie realizzazioni fin dai primi anni di vita sono tali da far impallidire i casi precedentemente menzionati di ragazzi-prodigio, ossia quelli rappresentati da ragazzi maschi dell'Occidente che operano nel campo degli scacchi, della musica o della matematica.
Il prodigio scaturisce sempre dalla "coincidenza" di fattori che vanno al di là dell'interesse e del sostegno che una cultura riserva a un dato campo. Perché si dia il prodigio, cioè, non basta l'esistenza di un bambino "preparato" e di una cultura che sostenga una sua attività; occorre tutta una gamma di supporti sociali: buoni insegnanti, genitori attenti, ampie opportunità di espressione e di valorizzazione, attenuazione delle responsabilità della competizione, accesso al pubblico, esistenza di tutta una serie di ostacoli riconosciuti nel campo disciplinare e con cui il bambino abbia l'opportunità di misurarsi. Il bambino "promettente" in un campo è semplicemente quello che sa affrontare questi ostacoli più rapidamente e con meno sforzo degli altri suoi coetanei. Ebbene, nella vita del giovane Picasso possiamo vedere in funzione tutti questi fattori. Anche un bambino-prodigio, a dispetto delle sue doti eccezionali, incontra degli ostacoli. Specialmente nei primi anni ha bisogno di uno o più adulti che gli appianino il cammino, che gli offrano le necessarie opportunità, che lo difendano dalle critiche, che gli diano soddisfacenti spiegazioni (o razionalizzazioni) degli intoppi reali o immaginari e che lo aiutino a orientare le proprie energie e i propri talenti in direzioni produttive. Anche in presenza della massima sintonia possibile tra il bambino e l'ambiente in cui opera, sarebbe assurdo pensare che un giovane inesperto sia in grado di affrontare tutte le stravaganze che esso presenta. Il ragazzo-prodigio tenderà a operare ignorando ciò che stanno facendo le persone impegnate a promuovere lo sviluppo di un certo campo disciplinare e, portato com'è all'imitazione, difficilmente andrà al di là delle pratiche convenzionali. Lungi dall'ingaggiare un vero e proprio dialogo con gli innovatori più avanzati del tempo o con figure esemplari della storia, concentrerà piuttosto tutto il proprio impegno nello sforzo di compiacere le persone per lui più "significative" e di impadronirsi del codice corrente del campo.
Quasi invariabilmente i ragazzi-prodigio vanno incontro a un brusco shock nel secondo decennio della propria esistenza. Fino a questo momento sono passati per dei portenti divini, circondati dall'ammirazione di un pubblico di persone più desiderose di ammirarli che di valutarli rigorosamente. Ma quando incominciano ad assomigliare ai cultori adulti del loro campo disciplinare, l'eccezionalità dei talenti non basta più a garantire loro il plauso della gente. Ora essi devono essere in grado di competere con i maestri del proprio tempo e con quei giovani che, pur non essendo stati degli enfant prodige, hanno finito per raggiungerli. Nello stesso tempo, specialmente in Occidente, incominciano ad affrontare il fatto di essere stati finora strumenti dell'ambizione di un genitore assillante, di un insegnante volitivo o di qualche altra persona - ciò che non necessariamente coincide con i loro migliori interessi a lungo termine. Adesso non possono fare a meno di prendere in mano le redini della propria vita - o almeno devono farlo - e questa assunzione in proprio dell'iniziativa può porli in rotta di collisione con coloro che fino a questo momento hanno gestito la loro carriera.
La transizione dallo status di ragazzo-prodigio a quello di maestro adulto rappresenta sempre un arduo passaggio; a un certo punto dell'adolescenza quasi tutti i ragazzi-prodigio oggi attraversano quella che il musicista-psicologo Jeanne Bamberger ha chiamato crisi della mezza età" e molti, forse anzi la maggior parte di loro, non realizzano le proprie potenzialità iniziali. Sotto questo profilo, naturalmente, Picasso e Mozart rappresentano un'eccezione. Più frequente è forse la situazione descritta dal compositore Hector Berlioz quando, dell'ex enfant prodige Camille Saint-Saëns, affermò: "Sa tutto. E l'inesperienza che gli manca". Offrire contributi creativi originali in un dato campo è un'impresa molto diversa da quella di prendere possesso di una disciplina e di praticarla così come è stata praticata nel passato recente.