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Una decina di giorni fa mi sono ritrovata davanti gli occhi il video della finale della Balloon World Cup e il primo pensiero che mi è venuto in mente è stato netto.
Lo scenario sportivo post pandemia non può essere immaginato come il proseguimento della situazione congelata a febbraio 2020. Attualizzare lo sport vuol dire soddisfare il bisogno delle collaborazioni più diverse, perché allenare e formare i giovani non è più sufficiente, se non si innescano processi innovativi a livello sistemico. Dopotutto, non è così complicato accorgersi che ci sono abilità da stimolare per le quali il gioco e la competizione restano le soluzioni migliori, ma il punto è che non possiamo abdicare a questa prerogativa se vogliamo davvero ripensare lo sport.
È tempo che la consapevolezza di una mutazione del tessuto sociale e delle sue esigenze faccia da base a una migliore definizione degli obiettivi da raggiungere.
L’input essenziale deve essere quello della temporaneità nell’utilizzare le risorse, del divertimento, dell’inclusione e della candidatura spontanea.
Uno sport è nuovo nella misura in cui crea spazi di relazione, scambio e movimento tra persone, luoghi e approcci.
Poi, in effetti, poco conta se in un campo di gioco 8 per 8 a volare sia un palloncino. Potrebbe essere anche una bolla di sapone o un foglio di alluminio appallottolato. Quello che conta è l’idea, la rete di collaborazioni che c’è dietro, il desiderio di sperimentare innovazioni di processo, organizzative e tecnologiche, il coraggio di fare i conti con l’imprevedibilità, dentro e fuori l’area di gioco. Perché magari, l’esasperato bisogno di controllo, a garanzia di un potere assoluto, che caratterizza una parte di noi esseri umani, è tra le cause principali di una visione strategica ancora troppo debole per far decollare lo sport italiano. Mi sembra che a insegnarcelo sia un palloncino.
Bisogna uscire dalla logica delle disciplina sportiva concepita come un mondo a sé, ferma su alcune posizioni, e immaginare giochi che si inseriscano in un contesto ibrido. Ce lo suggeriscono le terre di mezzo come il pickleball che coniuga regole, materiali e caratteristiche presi da altri sport. E, soprattutto, ce lo dimostrano quelle situazioni in cui ragazzi e ragazze giocano assieme, come succede nel korfball dai primi del ‘900 e come ci ha ricordato proprio la Balloon World Cup nelle scorse settimane.


Per gli appassionati di calcio, Gerard Piqué, difensore del Barcellona, che ha concepito l’evento insieme allo streamer spagnolo Ibai Llanos, non è certo l’ultimo arrivato. Ma anche sorvolando sulla riuscita evidente dell'esperimento, penso che ci sia tanto da imparare da chi ha capito quanto sia importante realizzare al meglio un’idea, presa dai giocatori e pensata per loro - ad accendere la miccia è stato il video virale di due fratelli dell’Oregon che con un palloncino giocavano in salotto, durante il lockdown.
Per quanto mi riguarda sono rimasta assolutamente affascinata da questa prima edizione, non per ultimo perché l'uso dei palloncini è da tempo parte integrante dei miei programmi di educazione sportiva e mental training e, senza voler scivolare su un piano metodologico o didattico, non mi sembra sia un discorso così distante.