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In un tempo lontano, mentre Aristotele (384-322 a.C.) affermava che «la vita è nel movimento», Epicuro (341-270 a.C.) riferiva che essa poteva essere felice nella sua finitezza e che la ricerca di un benessere al di là dei suoi limiti - come considerava Platone - non era che un vacuo prodotto dell’immaginazione.
Nella prima metà dell’Ottocento, Arthur Schopenauer ravvisava che «la vita consiste nel movimento e ha in esso la sua essenza» e aggiungeva che «senza un adeguato moto quotidiano nessuno può rimanere sano, quando come avviene nella vita sedentaria d’innumerevoli persone manca quasi del tutto il movimento esterno, si verifica una stridente e rovinosa sproporzione tra l’immobilità esterna e il tumulto interno» (Schopenauer, La saggezza della vita).

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