progettazioneSiamo entrati nel mese di giugno, la pandemia sta mollando un centimetro per volta, non di più. Se mi fermo a riflettere sul settore lavorativo, la maggior parte di noi sembra assorbita dalle conseguenze dei mesi trascorsi. I processi di auto-formazione, le ricerche in corso e lo stravolgimento repentino di alcune attività ne sono la testimonianza indiretta. Sento molte persone parlare di emergenza e nello sport adoperarsi per una situazione che continua a definirsi come un’incognita. In realtà io faccio un po' a botte con questo modo di procedere, ma è un problema mio. Quello che vorrei condividere è che se all’inizio ci siamo fatti travolgere ed è stato normale, ora dobbiamo riprendere quello che stavamo facendo e i progetti per cui ci battevamo e sbattevamo. Se ci garantiamo la lucidità di stabilire da dove ripartire, come farlo e cosa mantenere dei programmi sospesi, sarà più semplice ripartire per chiunque. Ognuno con i propri modi e i propri tempi. Il mio è un semplice suggerimento.
Detto questo, riparto da una notizia che mi riguarda direttamente e provo a essere più incisiva.
Prendo spunto da un comunicato comunicato stampa di giovedì scorso.

Legge medicina dello sport, l’Abruzzo rivoluziona la tutela sanitaria delle attività sportive.

Vivendo a Pescara e avendo qui la sede del mio lavoro, il solo pensiero di avere una Legge regionale che rappresenti una rivoluzione nelle tutela sanitaria per le attività sportive è sufficiente per essere entusiasta. Come professionista, sono sempre stata contenta degli sforzi che ho fatto nel progettare in abbinamento alla Medicina dello Sport - una branca tipicamente rivolta a tutelare la salute degli atleti -. Tuttora vado in questa direzione, rappresentando una disciplina scientifica come la psicologia, basata su delle evidenze, capace di coniugare modelli, dimensioni di analisi, metodi e sistemi professionali pronti a interagire.
Quindi non solo sono grata a chi si è speso per rinnovare la Medicina dello Sport, ma vorrei anche esprimere il mio entusiasmo nello svolgere una professione sanitaria che mi rende parte integrante di una squadra allargata come la regione Abruzzo. È evidente che il territorio stia puntando a un obiettivo importante. A nome del Centro di Psicologia dello Sport di Pescara di cui sono responsabile non posso che condividerlo. Come gruppo di lavoro, nel dicembre 2021 annunciavamo tre filoni di intervento su cui avremmo insistito. Al primo posto, c’era la prospettiva di una Legge che riconoscesse l’integrazione della Psicologia con la Medicina dello Sport. In quest’ultimo settore sono ormai numerose le categorie professionali e gli esperti disciplinari che consentono di ottimizzare la qualità del servizio - il cardiologo e lo pneumologo sono due esempi. È raro, però, lo psicologo porti il suo punto di vista all’interno del quadro valutativo dell'atleta, fornendo informazioni sullo stato complessivo di salute, quindi risorse, bisogni, aree di miglioramento o modalità di funzionamento.

Il tentativo di realizzare un servizio integrato sistematico per il benessere psicofisico di coloro che praticano o intendono praticare sport, è una sfida del tutto legittima e il 1° Convegno di Medicina e Psicologia dello Sport dello scorso anno a Pescara ne è una testimonianza diretta.

Tornando al comunicato, la Legge 59 evidenzia aspetti indubbiamente rilevanti: la fruibilità dei servizi, la dignità professionale dei medici specialisti in Medicina dello Sport e la salvaguardia sanitaria del mondo sportivo. La situazione, così come si prospetta, comporterebbe per gli psicologi un impegno appropriato sia sul piano psicometrico che clinico, compresa la necessità di selezionare, o addirittura creare, degli strumenti diagnostici validi e attendibili.
In questa fase, però, il contributo che sto cercando di offrire è un altro, è quello di mettere a fuoco delle prassi metodologicamente innovative e un sistema di competenze adeguate, connesse alla capacità di combinare efficacemente la Medicina e la Psicologia dello Sport. E questo sarà possibile dopo aver appurato i termini della Legge 59, la sua completezza e, quindi, l'auspicabile integrazione di una professione sanitaria come quella dello psicologo, specializzato ed esperto in psicologia dello sport.

Nel 2020, anche e soprattutto alla luce degli insegnamenti tratti dalla pandemia in corso e dai report pensati per ripartire in sicurezza, credo sia doveroso e responsabile accettare che la mente di coloro che praticano o intendono praticare attività sportive vada attenzionata da chi lo psicologo lo fa per lavoro e non per attitudine. Gli spazi di intervento ci sono, bisogna riconoscerli e legiferare in merito.

Cercherò ulteriori informazioni sul mio punto di vista e spero di trovare una risposta che sappia intercettare i bisogni attuali dell’atleta.