progettazioneDurante la quarantena ho ragionato sulla figura dello psicologo in quanto professione sanitaria. La salute è più che mai un tema di attualità e così ho riflettuto sul mio lavoro, su come le cose cambieranno ancora. Manco non fossero già cambiate.
Nella realtà, il tempo avanza anche se noi rallentiamo e credo che molto presto avremo un gran da fare. Quello che in particolare mi chiedo è se una pandemia possa essere una spinta in più per capire la realtà dei successi sportivi.
Circa un anno fa, organizzavo assieme a dei colleghi un convegno di medicina e psicologia dello sport e veniva a galla una verità. L'andamento della prestazione deriva dallo stato di salute. Magari, qualcuno ne dubitava ancora prima che tutto questo succedesse. Spero che il presente abbia messo tutti d’accordo. Il problema è che al posto di un comune questionario per un pugno di ecm, ora dobbiamo scontare il ritardo accumulato con una verifica più che pesante.
Nel frattempo, comunque, il mio lavoro si è fatto strada. Mi sono dovuta integrare in una progettualità complessa, come credo stiano facendo altri colleghi ed il tutto si è trasformato in un cantiere a cielo aperto senza precedenti. Questo non ha impedito alle stranezze quotidiane di fare tendenza, persino a dispetto della capacità di adattamento che di soppiatto sta dando i suoi frutti.

"Realizzare programmi in sospeso e godere della casa” è uno degli slogan più riconosciuti. Che si tratti di un bagno rilassante, una serie su Netflix o un'ora di esercizio fisico non importa. Tutto dipende dalle disponibilità. Per quanto mi riguarda, visto che la casa è quella che è, e le mie speranze sono naufragate, il programma giornaliero da svolgere mi basta, soprattutto perché tra l’attività in studio e il lavoro da casa la giornata è sorprendentemente piena.
A mio modo di vedere lo sport, credo che alcune soluzioni future deriveranno anche da problemi antecedenti il Covid-19.
Nell'ultimo mese ho guardato ai settori giovanili, all’agonismo e all’alto livello da un'angolatura insolita e mi sto sforzando di strutturare la consistenza di un nuovo modello con cui ripensare il sistema sportivo dopo questa emergenza.
Considerare attentamente lo sport dovrebbe richiedere un lavoro misurato e minuzioso. Eppure le future Olimpiadi di Tokyo e l’attuale chiusura degli impianti mi sono solo sembrate due colonne a contenimento dello scibile sportivo, allettante e parziale allo stesso tempo. Ancora adesso, è come se consumassimo uno sviluppo narrativo che solleva chiunque dal dovere di trattare uno sport diverso da quello che ci è dato sapere. E a me, agli sgoccioli della fase uno, rimane un dubbio. Non staremo mica ancora a pensare ai risultati? No, perché se così fosse, stiamo perdendo un'occasione. Se vogliamo rivedere la convinzione universale, sono felice, perché vinco", il momento di farlo è ora. La dicotomia vincere o perdere è in bella mostra per essere reinterpretata, i fatti dimostrano che estrarre un'alternativa dall'esperienza in corso si prospetta un gioco da ragazzi.
Al momento, non possiamo sapere né come andranno le cose né quanto resisterà il fascino pericoloso di una vittoria, ma dandoci da fare potremmo trovare un vaccino per la paura di perdere. A volte la mancanza d’aria è figlia del dovere di vincere che soffoca il piacere di giocare.

 

fonte della foto: https://www.thetimes.co.uk/article/captain-tom-moore-walks-all-the-way-to-top-of-itunes-chart-dl6gl5mmq

Ritrae il veterano inglese capitano Tom Moore, 99 anni. Ha raccolto 23 milioni di sterline per sostenere l'Nhs Charities Together, gli enti di beneficenza che supportano il Servizio sanitario britannico raccogliendo fondi per gli ospedali del Regno Unito, oltre che per il personale sanitario medico e paramedico, i volontari e i pazienti colpiti dal Covid-19. Moore fa 10 giri al giorno nel suo giardino per arrivare a 100 giri entro il giorno del suo compleanno (30 aprile).