triangolo pitagora

Se dovessi raccogliere i dettagli più ambigui dell’estate appena trascorsa, ho in mente una classifica corta ma significativa, almeno per me.
Primo: il pensiero di Paolo Montero, ex giocatore e allenatore FIGC (“In campo ho sempre cercato di dare il massimo. In maniera corretta o scorretta. […] Io voglio essere corretto nella vita, nel calcio devo vincere. Se no, vado a giocare a carte.” Cit. P. Montero - Sportweek, 17 agosto 2019).
Secondo: le parole con cui il telecronista ha incensato l’impetuosa esultanza delle giocatrici della Nazionale italiana di pallavolo, durante la finale 3° e 4° posto degli Europei ad Ankara, in Turchia.
Terzo: un articolo sul Corriere della Sera - La carica dei bambini - che mette assieme: le spiegazioni di una psicoterapeuta, un segno zodiacale, l’infelicità dei grandi campioni del passato e la canzone di Gianni Morandi, Uno su mille ce la fa.
Provo a collegare questi primi tre punti, dando forma a un triangolo rettangolo.
Come recita il Teorema di Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti. Mi sembra che l’enunciato caschi a pennello.
Sull’ipotenusa piazzerei l’affermazione di Montero, sui cateti i commenti del telecronista all’esultanza delle ragazze del volley e il pezzo sulla precocità nello sport.


Per provare a chiudere c’è Alex Del Piero, altro ex calciatore che di recente ha espresso le sue idee sull’interesse primario ad alti livelli, quello di vincere, e ha sottolineato come la linea societaria sia quella di seguire le volontà degli allenatori, le regole del mercato e il budget.
A fronte di tanta ambivalenza sarebbe ulteriormente fuorviante essere tranchant e stabilire quale sia lo sport giusto e quale no. Quindi non lo farò. Per chi volesse sapere come la penso, c’è un punto di vista del 2017. Fin dove riesco, mi piace rinnovarmi.