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Nel contesto sportivo sono previsti i settori giovanili, e direi che fin qua ci siamo.
Bene o male l’impostazione è chiara: prima si parla di gioco, poi di avviamento, e successivamente di pre-agonismo e agonismo. In teoria. Perché nella pratica succede che un giovane, nel momento in cui si affaccia allo sport si diverte a praticarlo e, poi, all’improvviso si imbarca nell’agonismo. Quando accade, però, sorge un "piccolo" problema che vede coinvolto soprattutto il genitore. Il sostegno che gli si dava non è più sufficiente e bisogna organizzarsi.
Di solito funziona così: allo scoccare delle competizioni diventa necessario sostenere un figlio negli allenamenti, nelle gare, nelle trasferte e adattare le decisioni familiari alla stagione agonistica. Saranno indispensabili almeno due cose: un budget adeguato ai programmi e una spiccata lungimiranza sulle eventuali spese, almeno di medio termine. E poi bisognerà comprendere le esigenze del figlio, malgrado sembrino tutt’altro. Di conseguenza, pazientare a lungo e imparare ad apprezzare uno sport anche se non è amore a prima vista. Quindi, vedere il proprio figlio stanco, a volte esausto, protagonista di uno sviluppo che lo immerge tra relazioni così fitte da reclutarlo senza sosta. Un groviglio di impegni scolastici e familiari, amici, app e primi amori. Alcuni giovani piangeranno, altri spaccheranno qualcosa. E magari non si saprà mai il vero motivo. Semplice stanchezza, una sconfitta o un picco di frustrazione. Chi lo sa?
Si finirà per credere che il pensare sempre e solo allo sport sia un errore, perché qualcuno silenzierà i primi amori, altri metteranno l’università al secondo posto e i compagni di squadra saranno una famiglia. Sopraggiungeranno continue difficoltà nel gestire i conflitti e magari si litigherà, perché le priorità di un figlio non saranno mai quelle di un genitore ed essere empatici a volte sarà una sfida. Ma da un momento all'altro, l’esperienza avrà le sue conseguenze e non saranno le vittorie, tantomeno quelle immediate, fonti di guai più che di soddisfazioni.


La bellezza del sorriso di un figlio immerso nel suo ambiente sportivo, la vita da spogliatoio, lo stato di salute e la capacità di organizzare studio e agonismo saranno i segnali indiscussi di un’impresa sfiancante. Gradualmente anche i risultati diventeranno una routine e arriverà persino il momento adatto per chiedere a un figlio cosa vuol dire sentirsi umiliati.
Per il giovane sarà difficile spiegarlo, per un adulto fare degli esempi, ma ci saranno ottime probabilità di arrivare a una conclusione. Dopotutto è così che si procede. E per un genitore che si chiederà fino a quando, ci sarà un figlio in cerca della propria strada.

 

Fonte della foto: https://bleacherreport.com/articles/2163368-celebrate-magic-johnsons-55th