convegno Pescara

Ho atteso qualche giorno per fare un primo bilancio di quello che abbiamo realizzato lo scorso marzo a Pescara. Ci siamo mossi in forza di un'idea proiettata verso il futuro e scaturita da una storia che è quella che sto per accennare.
Nel 1929 è nata la Federazione Medico Sportiva Italiana, FMSI e cinquanta anni dopo sono state poste le basi per il riconoscimento della Psicologia dello Sport come scienza fondamentale nella Medicina dello Sport. Era il 1979.
A distanza di un decennio, nel 1989 è stata approvata la Legge Ossicini con la quale l’Ordine degli Psicologi ha preso forma.
Quest’anno, siamo nel 2019, a Pescara si è svolto il 1° Convegno di Medicina e Psicologia dello Sport. Le principali istituzioni patrocinanti erano: FMSI, Ordine degli Psicologi e Regione Abruzzo.
Nell'approfondire e condividere questa storia io e i miei colleghi siamo entrati in punta di piedi in un progetto per il quale serviva tutta la fiducia accumulata negli anni. Quel numero nove, così incombente, ha scandito un ritmo che seppur altalenante era quello che volevamo recuperare.
Adesso ci siamo. Le ipotesi emerse dal convegno andranno lavorate, dovremo consolidare i partenariati e metterli al servizio di una società civile. Lo scopo è riconfermare la lungimiranza con cui mi sono avventurata quasi venti anni fa.
Allora, forte della mia giovane età, cercavo degli ambiti sanitari in cui proporre il lavoro che volevo svolgere, quel lavoro da psicologa che il 22 dicembre 2017 è diventato professione sanitaria.

Nel corso degli anni mi sono a lungo destreggiata nella prevenzione, nella promozione degli stili di vita in azienda e nell’educazione sportiva a scuola convinta che, in seno alla Medicina dello Sport, il ruolo dello psicologo avrebbe garantito un apporto indispensabile. L’ho fatto, puntando dritto allo sport in quanto salute, educazione e sviluppo, e contestualizzando la prestazione come naturale conseguenza di un lavoro ben fatto. Progetto dopo progetto, la scelta di coinvolgere le scuole, le amministrazioni pubbliche, la Medicina dello Sport, il CONI, le Federazioni ed il settore privato, mi ha permesso di cimentarmi nelle più svariate circostanze. E, forse, la tenacia di riprendere le fila di un discorso aperto, emerge da questo trascorso lavorativo fatto di adattamenti continui, una puntualità necessaria e una dignità piena di speranza. Mi piace continuare a credere che la visita di idoneità sportiva - necessaria per l’attività agonistica - debba comprendere anche una valutazione psicologica. Gli atleti che praticano sport e crescono sul piano sia fisico che psichico hanno il diritto di considerare con più attenzione il loro stato mentale.
Immagino l’integrazione tra Medicina e Psicologia dello sport come conseguenza di un lavoro di squadra, quello che ha dato vita al convegno. Sul futuro stiamo già lavorando, ma queste due righe andavano scritte. Mi restano addosso la gratitudine per chi ci ha aiutato e l’entusiasmo di pregustare quello che accadrà tra questo e il prossimo obiettivo, Pescara 2020.