nuoto Le Naiadi

Da ragazzina avevo un programma pomeridiano molto preciso. I giorni dispari a scuola, con gli alunni del gruppo sportivo di mia madre, quelli pari in piscina, con la classe di ginnastica correttiva di mio padre. E poi, di sabato ancora in piscina, spettatrice delle partite di pallanuoto di mio fratello. Infine, domenica con tutta la famiglia a seguire i risultati del campionato e la schedina del Totocalcio, sognando di vincere e di realizzare un Centro sportivo polivalente. Tutto questo durante l’anno scolastico, perché invece in estate: mare, gare di nuoto dell’U.N.U.C.I. e ritiri tennistici dell’A.N.I.E.F.A.T.. Mi spostavo in bici sfruttando appieno la lunghezza delle giornate. Chissà, forse era solo il mio modo di aspettare l’adolescenza, compreso quel mese in camper che poi si sarebbe ripetuto una volta all’anno, in giro per l’Europa.
Nel bene o nel male, la mia infanzia si è svolta esattamente così. Magari, senza saperlo, mi preparavo a prendere una decisione che sarebbe stata necessaria. Quella di giocare a pallavolo. L’agonismo è stato croce e delizia del mio periodo adolescenziale e universitario e mi ha consentito di mettere a fuoco lo sport, i suoi risvolti e la sua funzione. Oggi, ho la possibilità di pensarlo, sperimentarlo e rendermi disponibile a migliorarlo. Ed è proprio di qualche giorno fa la domanda di un giovanissimo collega che mi ha chiesto dove sono scritte tutte le “cose” che conosco del mio lavoro. Non so mai come rispondere a queste curiosità, mi sorprendono e mi restano impresse. Ieri, infatti, nel weekend ci ho ripensato.


Una parte delle “cose” che ho maturato è nel mio DNA. Alcune quasi non so di saperle. Eppure credo di poggiarci il mio lavoro. Le ho imparate strada facendo, vengono dalle esperienze e dalla consapevolezza che ho costruito negli anni clou della mia formazione. E, forse, sono quelle che testimoniano come zelo e convinzione, spesso, vengano da lontano.