zlatan

Da ragazza collezionavo profumi con grande slancio, ne ho ancora le prove custodite in una vetrinetta. Era un interesse nato da bambina, non so come e nessuno sembra saperlo. Quello che ricordo è che durante le festività natalizie - nella fase in cui alla meraviglia dei regali subentra la freddezza delle “buste” - il mio primo pensiero erano i risparmi con cui avrei aggiunto un’ennesima fragranza alla mia raccolta.
I timbrini di Poochie e le gomme da cancellare mi avevano preparato al gusto della collezione. Il passaggio successivo ai profumi è stato rapido e indolore, soprattutto dal giorno in cui ho scoperto che Gabriela Sabatini - la mia tennista preferita - era finita inaspettatamente sull'omonima bottiglietta di un’eau de toilette. A quell’età non capivo né come né perché ci fosse finita e a dire il vero il profumo non era all’altezza della giocatrice, ma l’importante per me era quell’incontro tra due mondi lontani.
A distanza di anni, quella collezione arreda il soggiorno della casa in cui abito e mai avrei pensato che dei fumetti sportivi avrebbero risvegliato dal letargo il mio interesse.
Ebbene sì, ho cominciato a raccogliere fumetti già da un po’ e mentre tempistiche e modalità si sono trasformate, l’entusiasmo no, quello è rimasto immutato. L’ultimo che ho acquistato è favoloso. Il fluire della storia mi ha incuriosito in diversi momenti, dirottandomi spesso altrove, eppure la scorrevolezza del testo è una costante facilmente riconoscibile. Ho letto il viaggio che viene descritto tutto d’un fiato e ne sono rimasta stupita e attratta, come mai avrei potuto prevedere.
In generale non ho alcuna propensione ad approfondire il calcio rispetto ad altri sport ma qui le cose sono andate diversamente. È pur vero che quando incappo in una storia raccontata bene cado puntualmente in tentazione e mi ci perdo per giorni. Considerata la mole di lavoro che devo smaltire magari non era il momento per perdermi, ma questo è un’altra storia.
Insomma, il 2019 parte così, con un punto di vista che tratta di fumetti, un calciatore e uno sport che sa di Europa.

Ho scoperto Paolo Castaldi - autore di "Zlatan", edito dalla Feltrinelli Comics - cercando in rete, ispirata dal periodo natalizio e dal gusto di regalarmi un pezzo da collezione, come quando ero ragazza. Mi sono ritrovata catapultata in una lettura totalmente inattesa, per la quale mi sarebbero mancate le coordinate necessarie se non mi fossero state date con tanta maestria. Un viaggio grazie al quale ho ammirato come “il calcio balcanico sminuisca l’importanza della vittoria” e la condizione di chi “è arrabbiato”, “ha talento” e come tanti giovani giocatori “ha solo bisogno di qualcuno che gli stia vicino, che abbia pazienza”.
Sul finire ho sentito i brividi. Spoilerare non si può, ma segnalare lo spazio che viene dato a ciò che conta nel calcio, questo sì. Il luogo in cui impari a giocare e il sostegno di un genitore sembrano alcuni degli elementi prevalenti. Ma come non bastassero, risaltano tra le tavole la determinazione che si confonde con l’ossessione di giocare e il gioco del calcio che “non è sport, ma è teatro”. Tutto questo elevato alla massima potenza dalla bellezza dei disegni, che a distanza di un mese mi incantano con la stessa forza del primo impatto. 
Cercavo un pezzo da collezione e sono certa di averlo trovato e visto che un paio di anni fa l'attaccante svedese ha lanciato un suo profumo potrei anche aggiungere una bottiglietta alla mia collezione.