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Pescara, dicembre 2009. Ero alle prese con una delle iniziative realizzate assieme al CONI Provinciale: un corso di formazione, una delle sei edizioni intercorse tra il 2006 e il 2011. La finalità era dimostrare un modo diverso di fare aggiornamento con i tecnici del settore sportivo. Poi, la cosa ha preso una piega diversa dalle intenzioni originali, ma questa è un’altra storia.
La sede del Comitato provinciale pescarese era in P.zza S. Caterina, facevo lezione lì. Ora, purtroppo, è diventata un’area di degrado e abbandono, ma anche su questo sorvolo.
Tornando al corso di cui dicevo, aveva un titolo su cui mi ero lambiccata il cervello per giorni. Mi interessava elaborare l’evoluzione dell’atleta e mi sembravano chiari alcuni punti.
La maturità della persona è conseguenza di un processo interminabile di cambiamento e nel sostenere la ricerca obbligata di un equilibrio bisogna allenare la capacità di adattamento. Era questo il fulcro del corso e il titolo a cui ero approdata suonava così: “Dalla pratica sportiva alla crescita psicologica. Stati d’animo, convinzioni e comportamenti a favore della maturità”.
Tra i partecipanti seduti in prima fila, c’era un maestro di tennis, il suo nome è Cesare Petrecca.
Il programma copriva una mezza giornata e i contenuti erano; consapevolezza, autovalutazione e problem solving. Come di consueto, la sezione pratica era quella prevalente.


In quegli stessi anni, lavorando a più riprese con la FIPAV mi veniva spontaneo fare leva sull’interdipendenza pallavolistica, come esempio di quanto fossero importanti la collaborazione e la coesione, in un mondo sportivo che non poteva più procedere per binari paralleli, pena la stagnazione. Ma veniamo al dunque.
Dopo qualche mese, la conoscenza di quel maestro di tennis si è trasformata nell'inizio di una collaborazione che dura da dieci anni. Di cose ne sono cambiate, eccome. Alcune parecchio, altre sono rimaste pressoché immutate. Ad esempio, la determinazione di prendersi cura di una scuola tennis che produca gli effetti desiderati, l’obiettivo di diffondere allegria tra i ragazzi e la premura di creare un gruppo che possa crescere assieme, a cavallo tra tornei, allenamenti e inevitabili trasferte.
Ieri, durante l’apertura ufficiale della stagione agonistica giovanile, come al solito ho preso qualche appunto, entusiasta di scovare tra i presenti l’esigenza di completarsi a vicenda. Ho ascoltato Giancarlo - maestro di tennis - accennare all’aggressività su cui c’è tanto bisogno di lavorare, Loris - preparatore atletico - menzionare nuove strategie per allenare l’attenzione, e Silvia - maestra di tennis anche lei - coordinare e pianificare i contenuti in maniera partecipata.
Ho respirato un’aria di fiducia, in sé, negli altri e in un work in progress che mira alla fantasia, alla bellezza e alla passione. Gli elementi che dieci anni fa il gruppo di Cesare metteva a fuoco durante quel corso organizzato assieme al CONI pescarese.