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Alcune persone al momento in cui gli racconto del corso di competenza sportiva mi chiedono: “A fine programma, cosa posso fare?”. Io rispondo a seconda dei casi, senza un copione fisso. Quello che conta maggiormente sono i fatti annessi e un ragionamento che tenga.
Faccio un esempio per chiarezza.
Di recente sono entrata in contatto con una collega specializzata in psicoterapia sistemico-relazionale. L'ho conosciuta nell’estate del 2015 durante un Convegno al quale ero stata invitata come relatrice dal Comitato Regionale Abruzzo della FIDAL. Poi, nella primavera del 2016 l'ho rivista tra i partecipanti alla terza edizione del corso di competenza sportiva e, infine, l’anno dopo mi ha ricontattata per telefono.
Non è una cosa strana che un allievo mi richiami a programma finito, anzi. Ma la collega è tra quelli che poi decidono di formarsi in psicologia dello sport presso il nostro Centro.
Tra il 2017 e il 2018, l'abbiamo accolta per fare esperienza e macinare, così, cento ore consecutive di attività. Al momento sta realizzando un interessante project work sul quale non aggiungo altro.


Come chiunque alle prime armi, ha preso confidenza con un settore in cui le difficoltà prestano il fianco agli errori e la confusione induce a quella perseveranza che serve per fare chiarezza.
La formazione di cui sto parlando ha tra gli obiettivi principali che le persone maturino una fiducia crescente e consapevole nell’avvicinare il sistema sportivo. Le esperienze sono concrete, veritiere e si intrecciano con una complessità da cui non si può prescindere se si decide di fare del proprio interesse un lavoro.
Quando il compito è quello di avviare un nuovo professionista in una direzione da definire, sento forte il bisogno individuare un funzionamento più efficiente del sistema sportivo e di creare uno spazio extra per l’innovazione. Di pari passo, chiaramente devono emergere il piacere e l’entusiasmo di affacciarsi a un ambito in cui domani trovare applicazione. Quell'ambito in cui enti pubblici e privati dovrebbero impegnarsi nel rendere professionalizzante un percorso di studi riconosciuto, che ancora non esiste. È un discorso lungo, ma ho sentito il dovere di accennarlo.