CPSPescara infinito

Di solito, quando rientro da un viaggio, elenco tre cose belle e tre cose brutte di quello che è stato. E questa volta, una delle cose belle è stata Fiona, una bambina di diciannove mesi. Lo scorso dicembre ha cominciato a camminare, mentre io ero lì davanti a lei.
La sua mamma, una giovane ragazza, sorridente come la figlia e comprensiva come il compagno mi ha raccontato che era stata lenta ad imparare. Osservandola, si notava che era ancora titubante, ma nella sua naturale insicurezza era fortemente simpatica.
Negli ultimi due giorni del mio soggiorno a Valencia, come non bastasse, ci si è messa anche l’ombra a ostacolarla. All’improvviso le è apparsa in mezzo ai piedi, ingombrante e appiccicosa e a causa di quella sagoma insistente, è stato il momento delle lacrime, dei timori e delle resistenze. Piano piano, però, la fiducia nei genitori e il desiderio di spingersi oltre hanno fatto ridere Fiona della sua reazione fino a farla giocare con la sua figura sul pavimento.
Ieri mattina, prima di salutarci, girovagava disinvolta nel salone della colazione. Superato l’inconveniente procedeva spedita.

Oggi, ricordando le cose belle vissute a Valencia, quello che mi resta è che potremmo essere tutti un po' Fiona: vivaci, sorridenti e soprattutto, capaci di riconoscere e accettare la nostra ombra, nella prospettiva di un infinito in cui credere.