Lehrer, ImmaginaSelezione a cura di M. Sassi - Immagina. Come nasce la creatività, di Lehrer, J., Codice Edizioni (2017)

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È tutta la mattina che Clay Marzo aspetta le onde. Se ne sta lì con la sua tavola da surf, accanto al cartello VIETATO L’ACCESSO di un campo di ananas, lo sguardo puntato verso il basso, su una spiaggia della costa nordoccidentale di Maui. Non ci sono turisti qui, perché non c’è sabbia ma solo una distesa di rocce laviche e una polverosa strada privata. La marea è ancora troppo bassa, perciò le onde sono scadenti. Nell’ultima ora Clay non ha aperto bocca. E non ha neppure mosso un muscolo. È immobile sotto il sole cocente, e guarda il mare.
L’attesa finisce poco dopo l’una, quando cominciano a soffiare gli alisei. Clay si sfrega le mani elettrizzato, come un uomo che stia cercando di accendere un fuoco, ed emette delle urla gutturali. Poi agguanta la tavola e si lancia dalle rocce, qualcuno sta già stufando; Clay invece si dirige a sinistra, dove le onde sono più grosse. Entra in acqua e si allontana remando con le mani. Scruta l’orizzonte, contando i secondi tra un’onda e la successiva. Dopo qualche minuto, Clay si volta e punta la tavola verso la riva. Coi muscoli in tensione, comincia a spingere all’indietro. L’onda è ancora invisibile, ma Clay sta già cercando la posizione perfetta. E poi eccola lì: un muro azzurro alto due metri. L’acqua sale finché non comincia a franare, ed è allora che Clay sale in piedi sulla tavola. Accelera per andare davanti all’onda - è talmente veloce da farla sembrare lenta - e poi scatta verso l’alto, facendo schizzare la tavola in aria e poi facendola girare così da atterrare all’indietro in cima all’onda che si sta disintegrando. Per un attimo, sembra che Clay abbia perso l’equilibrio, ma poi rigira la tavola e cavalca tranquillo la spuma bianca finché l’onda non riesce più a portarlo. L’onda è finita, e Clay ne sta già cercando un’altra. Ho appena visto Clay eseguire la “retromarcia di Marzo”, una manovra di sua invenzione. All’inizio quei sei secondi di coreografia acquatica sembrano solo l’ennesima manovra di suo professionistico: c’è un turbinio di schiuma, un salto spericolato e un atterraggio improbabile. Ma la cosa che rende questa manovra così incredibile è che Clay compie un mezzo giro in aria, facendo ruotare la tavola, e poi atterra in cima all’onda dando la schiena alla riva. “Non avete idea di quant’è difficile” dice Mitch Varnes, il manager di Clay. “Surfa dal lato sbagliato, in retromarcia, è pazzesco. Le tavole sono fatte per andare in una sola direzione. Clay invece le fa andare in due”.
La capacità di inventare una nuova manovra - di improvvisare in mare - è un tratto distintivo dello stile surfistico di Clay - “Ricordo quando ho visto i primi video sgranati di Clay sul surf” dice Strider Wasilewski, manager del surf team della Quicksilver, lo sponsor di Clay. “Si capiva subito che faceva cose che nessun altro faceva. Eseguiva manovre che non avevano neppure un nome, ha idea di quant’è raro vedere un ragazzino che fa qualcosa di totalmente nuovo in acqua?”.


Questo talento creativo ha contribuito a rendere Clay uno dei surfisti più famosi del mondo. Ha già vinto un titolo nazionale e numerosi titoli hawaiani; è stato sulla copertina di “Surfer” ed è una presenza fissa su YouTube. “Clay è una specie di mostro del surf” dice Kelly Slater, undici volte campione del mondo dell’Association of Surfers Professionals. “È come un gatto, cade sempre in piedi. È chiaro che sa cose che io ignoro.” Quando chiedo ad altri surfisti professionisti cosa pensino di Clay, anche loro citano la sua insaziabile creatività, il fatto che in acqua improvvisi sempre. “Ogni tanto arriva un surfista che fa apparire tutti gli altri un po’ noiosi” dice Strider. “Dopo che hai visto Clay, può sembrare che gli altri ripetano le stesse manovre all’infinito”.
Il modo in cui surfa è ancora più impressionante se si pensa che Clay è nato con un handicap: è affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo ad alto funzionamento. La sindrome comprato dei deficit sociali, ovvero Clay è facilmente turbato dagli altri e spesso fatica ad esprimersi. In anni recenti l’autismo è stato associato anche alla mancanza di immaginazione; in teoria chi ne soffre dovrebbe manifestare una rigida prosaicità. Anzi, il DSM IV - il manuale diagnostico e statistico di 886 pagine per gli psichiatri - cita “una mancanza di normale creatività” tra le nove caratteristiche principali dell’autismo.
Il deficit di creatività degli autistici è stato studiato con particolare attenzione da Simon Baron-Cohen, scienziato dell’University of Cambridge. In uno studio aveva dato a dei bambini autistici un libriccino di “ghirigori” incompleti; poi aveva chiesto ai bambini di completare i disegni aggiungendo nuove linee. “Voglio che facciate tante cose diverse” aveva detto ai piccoli. “Siate creativi”.
I risultati furono deprimenti: i bambini ottennero un punteggio molto sotto la media. Avevano completato il 75 per cento di disegni in meno rispetto al gruppo di controllo.


👉 JONAH LEHRER, ha lavorato come ricercatore nel laboratorio del Premio Nobel Eric Kandel. È stato editor per "SEED" e ha collaborato con "NEW YORKER", "WASHINGTON POST" e "WIRED". In Italia ha pubblicato per Codice "Proust era un neuroscienziato" (2008), "Come decidiamo" (2009) e "Sull'amore" (2016).

fonte: Immagina. Come nasce la creatività, di Lehrer, J., Codice Edizioni (2017)