Bartali. La scelta silenziosa di un campioneSelezione a cura di M. Sassi - Adrenalina. My untold stories, di Ibrahimović, Z., Cairo Editore (2021)

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Dopo l’infortunio che mi sono procurato durante la partita Juve-Milan del 9 maggio 2021, Volker Musahl, il braccio destro di Fu, è volato fino a Milanello per un consulto. Una distorsione all’altro ginocchio, il sinistro.
Mi consigliano una terapia conservativa, ma il dolore non passa e allora Volker torna in Italia e mi opera in artroscopia nella filiale romana dell’UPMC. Riabbasso la testa e torno a lavorare come un animale, con il dolore che mi fa godere e la solita convinzione nel cervello: non è niente, tornerò più forte di prima.
Infatti, quando rientro in squadra dopo quattro mesi, i miei dati nei test sono i migliori di tutti. Sono più in forma io dei miei compagni che hanno due mesi di allenamento nelle gambe. Anche Pioli è sorpreso, quasi spaventato: «Non è normale che tu sia in questa condizione».
Torno in campo contro la Lazio e segno subito quel gol con la treccia da samurai.
Con Pioli abbiamo studiato un piano graduale di decollo: mezz’ora con la Lazio, titolare ad Anfield con il Liverpool, poi vediamo come esco da queste due partite e decidiamo quanto tempo giocare contro la Juventus.
E invece mi fermo ancora per una tendinite e allora capisco che non va bene, che devo cambiare qualcosa. Prendo atto per la prima volta nella mia vita che non sono immortale. Sono diventato umano.
Ho forzato troppo nei mesi precedenti, per dimostrare che ero all’altezza dei miei compagni, a trentanove anni. Così sono incappato in una sfilza di infortuni: noie muscolari e cose del genere. Entravo e uscivo dalla squadra. Ripartivo e poi mi fermavo di nuovo. Il mio corpo mi spediva una serie di messaggi che io trascuravo, era arrivato il momento di ascoltarlo e di cambiare approccio agli infortuni, così come ho modificato il mio stile di gioco.
Non posso più permettermi uno scatto dietro l’altro in attacco, come facevo da ragazzo, ora devo risparmiare le forze. E non posso più combattere in area dove volano le botte, per novanta minuti. Rimango più a lato. Ho così tanti anni di esperienza alle spalle che entro solo quando serve, lavorando più per i gol degli altri che per i miei. Sono diventato un nuovo giocatore, per adeguarmi alle esigenze del mio corpo invecchiato.


Allo stesso modo, dovevo cambiare la gestione degli infortuni. Non potevo più ripetermi: «Non è niente, torno più forte che mai». Oggi mi serve più tempo per recuperare dopo la fatica di una partita e per assorbire una botta o una lesione. Devo lavorare molto più di prima. All’allenamento con la squadra aggiungo quotidianamente una serie di esercizi individuale su misura per me. Dopo i trent’anni, ho cominciato a curare con maggior rigore l’alimentazione. Nulla di maniacale, ma ho eliminato alcuni cibi e bevande, non mangio più pasta due vuolte al giorno, se prendo carne a pranzo la evito a cena e mi impongo sempre una colazione sostanziosa per iniziare bene la giornata.
Se gioco ancora ai massimi livelli a quarant’anni non è solo per grazia ricevuta e per un regalo della natura, ma per il duro lavoro e grandi sacrifici.
Preso atto che non sono più Superman, oggi scelgo le mie battaglie e ho decido due cose.
La prima: non corro più rischi inutili. Torno ad allenarmi e in partita solo quando mi sento completamente pronto. Mi serve un nuovo tipo di disciplina e una grande pazienza.
La seconda: ora che il mio corpo è più esposto agli infortuni, è fondamentale avere un fisioterapista personale che lo conosca bene e lo tenga d’occhio ventiquattro ore su ventiquattro. Una sentinella della salute.


👉 ZLATAN IBRAHIMOVIC, nasce a Malmö il 3 ottobre 1981, dove inizia a giocare a calcio all'età di tredici anni nel Malmö FF, per poi avvairsi verso una carriera internazionale che lo vede protagnistsa delle più improtanti squadre al mondo: Ajax, Juventus, Inter, Barcellona, Milan, Paris Saint-Germain, Manchester United, LA Galaxy e di nuovo Milan. In bacheca vanta oltre 30 trofei tra nazionali e internazionali, tra cui il Fifa Puskás Award 2013 per il più bel gol dell'anno, il premio come miglior giocatore dell'anno e capocannoniere in Francia per tre stagioni. È il miglior realizzatore nella storia della Nazionale svedese. È l'unico straniero ad aver vinto nel nostro Paese la classifica marcatori con due squadre diverse (Inter e Milan) ed è stato più volte il miglior straniero dell'anno e miglior giocatore della serie A

fonte: Adrenalina. My untold stories, di Ibrahimović, Z., Cairo Editore (2021)

👉 LUIGI GARLANDO, prima firma de «La Gazzetta dello Sport», scrive da anni libri di successo, tra i quali: Per questo mi chiamo Giovanni (Fabbri), che ha superato il milione di copie, L'estate che conobbi il Che (Rizzoli), Quando la luna ero io (Solferino) e la fortunata serie per bambini Gol!, tradotta in 15 Paesi. Vanta un palmares che raccoglie diversi premi, tra i quali: Premio Strega Ragazze e Ragazzi, il Bancarella Sport, il Premio Coni, il premio Giovanni Arpino.

fonte: Adrenalina. My untold stories, di Ibrahimović, Z., Cairo Editore (2021)