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rita levi montalcini"Soprattutto, non temete i momenti difficili. Il meglio viene da lì."
Rita Levi Montalcini - scienziata

 

Malgrado le circostanze, l’autunno è decollato e siamo passati all’ora solare.
Vista la confusione del momento, spulciare tra i vantaggi all’orizzonte è stato quasi necessario, complice anche il panorama sportivo attuale per cui il cambiamento sembra una direzione obbligata.
Osservando quello che accade: l’attività fisica si sta riscattando e l’urgenza di affermarla ha rotto i confini entro cui era collocata da troppo tempo. Da qui potrei partire per parlare di quanto le persone fisicamente educate potrebbero incidere sugli stili di vita di chi non vede soluzioni e si lamenta o sulle capacità di chi crede nell’approccio autarchico delle Federazioni sportive e mantiene una logica autoreferenziale. Ma non è quello di cui voglio trattare per questo mese di ottobre.
Ci sono, infatti, due notizie che ritengo più importanti per chi ama lo sport. Una riguarda la seconda edizione del Vans Checkerboard Day, che si terrà giovedì 19 novembre. L’altra, la partnership tra Adidas e Lego®, che dopo le sneaker in edizione limitata Originals zx 8000 Lego® è pronta a lanciare i primi prodotti ufficiali per il prossimo dicembre.
Non posso non parlarne. La creatività è un elemento su cui lavoro da dieci anni, all’interno di un mash-up di fattori interdipendenti e in entrambi i casi risulta centrale. Secondo il modello di riferimento che indago, i due progetti si potrebbero definire cresibili visto che hanno finalità e presupposti del tutto consistenti sia in termini sociali che scientifici.
Credo non sia cosa da poco elargire 1 milione di dollari, anche per un marchio statunitense come Vans. Lo scopo dell’azienda è sottolineare il ruolo della creatività nel favorire l’individuo e la comunità rispetto alla salute mentale e al benessere globale, valutate le conseguenze del periodo di isolamento dovuto alla pandemia.
Certo, mi sarebbe piaciuto leggere un esempio italiano tra gli enti di beneficienza. Vista la tradizione del nostro Paese sarebbe stato più che normale, ma comunque niente di fatto. Forse non è il momento, oppure lo è, ma per rovesciare gli stereotipi e riconoscere l’eccellenza delle due multinazionali che mirano a costruire l’identità creativa dei futuri atleti - una tedesca e l’altra danese.

Nello sport non è tanto difficile accettare la sconfitta, quanto prendersi dei rischi che comportino un trade-off continuo tra pericoli e benefici. Credo sia essenziale che gli atleti imparino a rispondere al perché fanno alcune cose, spingendosi oltre quella uniformità di pensiero e azione che li costringe in schemi predeterminati, fintamente certi. L’esperienza di un qualsiasi atleta dimostra che le difficoltà possono diventare delle occasioni per apprendere. L’importante è gestire l’intensità delle emozioni e caldeggiare la possibilità di progredire. Per cui da un lato suggerisco di ricordarsi che la tecnica non può imbavagliare l’espressione di sé. Dall’altro, farei mente locale sul fatto che evitare i fallimenti, ostacolando la creatività con la consapevolezza del problema, è la strategia migliore per procrastinare lo strazio dell’insuccesso.
Alla vigilia di Halloween, nell’assurda parentesi di vita ancora aperta che stiamo gestendo, spetta a noi adulti svolgere un passaggio inderogabile: accettare il fallimento come vera opportunità di imparare, e farlo in favore di quegli sportivi che finalmente un domani avranno il coraggio di essere creativi.

 

 

La foto è tratta da: Favilli, E. e Cavallo, F. (2017). Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie. Mondadori, Milano