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triangolo pitagora

Caspita, che espressione tesa! È successo qualcosa durante la partita?
Niente di particolare; è che alla fine ho perso e sono deluso. Anzi no, sono arrabbiato.
Beh, a nessuno piace perdere, posso capirlo; ma cos'è che ti fa arrabbiare?
Aver perso!
Sì, ok, fin qui ci siamo. Però, forse, ti viene in mente qualcos’altro, se ci pensi un attimo.
Non riesco a giocare come vorrei. Mi sento uno scarso! Penso sia per questo. Fino a un po' di tempo fa andava tutto bene, adesso è qualche mese che non prendo una palla. È come se fossi bloccato, a volte è come se stessi giocando in una palude.
Quindi, cosa pensi di fare?
Non lo so. Mi viene il dubbio che tutto quello che faccio sia inutile. Sacrifici, fatica, impegno, a cosa servono? È difficile da spiegare, ma in questi casi è come se mi crollasse il mondo addosso.
Mhmm … quanti anni hai?
Che domanda è? Lo sai! Tredici, quasi quattordici.


Ora ti dico una cosa importante. Magari è un po' complicata, ma prova a dirtela lo stesso. C'è una parte del tuo cervello che mentre gareggi usi tantissimo, arriva a maturazione proprio in questi anni. Quando ti sforzi di imparare in situazioni tanto diverse tra di loro e le emozioni sono intense, è allora che ti stai davvero allenando. Riesci a seguirmi? Ho il dubbio di non riuscirmi a spiegare.
Più o meno. Ma mettiamo il caso abbia capito. Ora che so queste cose, come faccio?
A fare cosa?
A imparare quello che mi hai detto.
Innanzitutto ci vuole tempo e comincerei col mettermi l'anima in pace. Ti serve avere fiducia nelle tue capacità e nelle persone che ti sostengono. Poi, direi che è il momento di cominciare ad ascoltare attentamente te stesso, i segnali che provengono dal tuo corpo e quello che ti dice la testa.
E se la mia testa mi dicesse di mollare?
Secondo me, mentirebbe. E se così non fosse, prima di crederle proverei a essere onesto con lei. Falle le domande giuste e ascolta cosa ti risponde.
E quali sarebbero le domande giuste?
...
Purtroppo, io non so dirvi quali siano le domande "giuste" e nemmeno il finale della storia. Quando mi sono svegliata - mentre la pioggia batteva insistente sui tetti - ho lasciato quel giovane precisamente lì, seduto sulla sua panchina. Di una cosa sono certa, però: un giovane non molla per come gioca o per quanto perde. Molla quando le persone che lo circondano non si accorgono di lui.

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