consulenza

Consulenze

 

progetti editoriali

Letture sportive

corsi

Corsi

 

cresibilità

Cresibilità®️

progetti

Progetti scuola e sport

 

riconoscimenti

Premi ed eventi

approfondimento

"Punti di vista"
La rubrica del mese

spunti sportivi

"Spunti sportivi"

rizzolatti festival pistoia

Sarà che al primo anno di psicologia frequentavo assiduamente il corso di antropologia culturale - scelto tra i complementari - e che ascoltavo volentieri quel professor Tiboni. Sarà che ricordo un atteggiamento gentile, un tono pacato di voce, i capelli bianchi, un corpo paffuto e l’impegno nel dimostrarci che il sapere di cui trattavamo si sarebbe integrato molto bene qualsiasi strada avessimo intrapreso. Sarà che ammiravo lo slancio con cui il prof ci parlava, anche se a malapena riempivamo disordinatamente sette, otto sedie.
Sta di fatto che venerdì scorso sono tornata a Pistoia per il secondo anno consecutivo al Festival di Antropologia culturale, proprio io che sono piuttosto incline alle novità e non preferisco ripetere le esperienze. Ma erano quindici anni che aspettavo di ascoltare Rizzolatti dal vero e osservarlo in presa diretta, seduta in Piazza del Duomo è stato davvero interessante.
Tutto è partito tra il 2003 e il 2004, dopo aver letto La mente relazionale, Alla Ricerca di Spinoza e Cervello sociale. In quegli anni mi sentivo attratta dal funzionamento dei neuroni a specchio e dall’importanza dell’empatia. Nel mettere a fuoco la cresibilità®, facevo leva sul carattere interdisciplinare della psicologia dello sport e approfondivo i campi di indagine limitrofi, comprese le neuroscienze. Tutt’oggi, la flessibilità di ragionamento con cui provo a delineare un quadro di ricerca in cui integrare le mie idee, è prodotta da una concezione dello sport inteso come espressione della persona, in riferimento a un sistema sia individuale che collettivo.

Guardandomi indietro, mi accorgo di aver trascorso due giornate intense, selezionando esempi conformi al modello su cui lavoro. Elena Gagliasso, Francesco Remotti, Telmo Pievani, Paolo Pellegrin, Vandana Shiva e Giacomo Rizzolatti sono alcuni dei nomi che non posso non menzionare. L’eccitazione di averli ascoltati è ancora tanta, come lo è l’ammirazione nei riguardi di Giulia Cogoli - ideatrice e direttrice del Festival.
Anche in questa decima edizione si è creato un circuito credibile e proporzionato, fatto di persone, luoghi, scambi continui e di una generosità diffusa, sostenuta da un’accoglienza accessibile e da un clima primaverile straordinariamente piovoso. La verità è che nelle interazioni sociali il come è più importante del cosa (cit. Rizzolatti) e all'interno dei Dialoghi, al di là dei contenuti, c'è una trama invisibile che spiega la riuscita del festival attraverso il come.