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CPSPescara invisibiliingranaggi

Quando trattiamo di prestazioni immaginiamo spesso comportamenti tangibili i cui protagonisti sono dei corpi in movimento. Se parliamo di apprendimento motorio, invece, la nostra immaginazione rischia di vacillare, perché ci sforziamo di rappresentare un processo che effettivamente è invisibile agli occhi.
I tecnici sono oggi consapevoli che la qualità della prestazione è l’effetto di un’integrazione continua tra molteplici aspetti, compresi quelli mentali e relazionali. Può succedere, infatti, che una persona fisicamente e tecnicamente talentuosa sia del tutto carente sotto il profilo mentale. Provo allora a fare una carrellata dei costrutti più chiacchierati.
Prendiamo le capacità fisiche di base. Forza, resistenza e velocità sono quelle che nominiamo più spesso. Mentre se parliamo di tecnica, molte volte il discorso scivola sulla fluidità dei movimenti e sul timing. E ancora, trattando di aspetti psicologici, motivazione, concentrazione e resilienza difficilmente mancano all’appello. Ma è davvero possibile guidare un atleta verso l’espressione simultanea delle diverse abilità che lo vedono protagonista? Certo che sì. Ci vuole metodo, esistono degli strumenti di valutazione appositi, ma si fa.
Il punto di partenza però resta uno. La persona esprime il meglio di sé in un ambiente nel quale viene informata, coinvolta e considerata. Per cui impostare un allenamento vuol dire valutare attentamente alcuni passaggi. Li elenco per punti.


Informare.
1) Pianificare e comunicare in anticipo i contenuti dell’allenamento.
2) Avviare e concludere le sessioni rispettando gli orari e contenere le aspettative degli atleti.
3) Comunicare la finalità dell’allenamento, dettagliando i propositi da raggiungere.
4) Formulare le istruzioni in maniera chiara ed esplicita.
5) Garantire un’adeguata gamma di stimoli, sia per quantità che per qualità.
Coinvolgere.
1) Curare soprattutto la varietà delle sessioni.
2) Adattare il metodo al singolo atleta, tenendo d'occhio il gruppo o la squadra.
3) Promuovere gli obiettivi a breve termine.
Trasmettere fiducia.
1) Stimolare la competizione e il confronto stando agli obiettivi prefissi e condivisi.
2) Osservare le singole prestazioni per garantire le informazioni necessarie.
3) Valutare e riflettere sullo svolgimento della sessione di allenamento.
4) Valorizzare lo spirito d’iniziativa e quindi l’autonomia.
5) Dimostrare accettazione e rispetto per tutti.

Fatica e sacrificio, in alcuni casi, potrebbero costituire degli aspetti “fuori misura” e magari sconvenienti, ma la presenza di una condotta uniforme, seppure severa, da parte del tecnico costituisce un fattore protettivo per qualsiasi atleta. E quindi, la preoccupazione di chi teme il confronto con il limite si può contenere favorendo un ambiente psicologicamente sano, su cui investire in maniera continuativa.
L’invito per tutti i responsabili del mondo sportivo è di trasmettere a ogni novizio la sensazione e, quindi, la convinzione che qualsiasi conflitto può essere risolto alla luce di principi condivisi e di regole universali, compreso il dovere comune di riconoscere il diritto allo sport a ogni singola persona. Questo è quello che il mondo dello sport può e deve continuare a garantire.