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CPSPescara Rosberg

Sabato scorso (3 dicembre 2016) ho preso La Gazzetta e l’ho sfogliata senza leggerla. Così, questa mattina appena mi è stato possibile ho recuperato i dettagli riguardo il ritiro di Rosberg. Mi incuriosiva il come e il perché di una decisione che si era diffusa a macchia d’olio il venerdì precedente, quando il video del pilota è diventato virale in un lampo.
Ho divorato la notizia. Volevo scoprire il campione attraverso le sue testimonianze e le sue ragioni e alla fine mi sono sorpresa nel difenderlo dagli attacchi prevedibili e dalle polemiche a mio parere inconsistenti.
Il fatto è che si fa sempre un gran parlare di coerenza come se fosse una dote da ostentare a tutti i costi. Non che non lo sia, magari lo è, ma commettiamo l’errore di stabilirla tra la prospettiva di vincere - sempre e comunque - e il dovere di farlo. Si tratta di un pericoloso fraintendimento, che rende la coerenza una caratteristica impermeabile ai cambiamenti ed estranea alla realtà.
Se oggi il mio comportamento è questo, perché è così che la penso, sono coerente con la mia idea (che da dieci anni detta legge). Se poi nel frattempo è accaduto qualcosa, faccio anche finta di niente, perché per me non conta.


In realtà, a volte, le cose stanno diversamente. La vita delle persone - compresa quella dei campioni - permette continue evoluzioni e chi ha il coraggio di rendersi vulnerabile, spesso ha bisogno di riconsiderare i valori attorno ai quali organizzare le proprie esperienze. È un forma di elasticità che tutti i grandi campioni coltivano. Forse Rosberg è uno di questi e sta raccogliendo i frutti - lunghi a maturare - di una meditazione che ha praticato mattino e sera.
Decisioni come la sua dimostrano che quando interpreti lo sport in maniera lucida e consapevole, dentro la pista sei capace di vincere e fuori di vivere.
Purtroppo, però, capita che alla bellezza della trasparenza con cui Nico ha lasciato la F1 si contrapponga la delusione allusiva di Lauda, che sembra fraintendere la parola stress e sottovalutare la noia, un’emozione che come l’ansia, la rabbia o la tristezza va gestita.
Il punto è che provare stress, esserne consapevoli e farsene carico non è roba da perdenti. Eppure fin quando la forza di affermare nuovi stati di coerenza riuscirà a deludere, la “ferocia” verrà associata ai “campionissimi” come Hamilton e gli esempi come Rosberg, nella loro eccezionalità, non saranno capiti abbastanza. Non quanto sarebbe bello che lo fossero.