"Punti di vista". La rubrica del mese

 

52938331 1801333499971493 3705653811113623552 n

Mensilmente, questa pagina dà spazio alla rubrica "punti di vista", trattando dei temi attinenti le ultime settimane; un parere sulle questioni sportive recenti, firmato da Margherita Sassi (Responsabile del CPS-P, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport).

 

 

 

progettazioneSiamo entrati nel mese di giugno e, a quanto pare, la pandemia molla un centimetro per volta, non di più.
Se mi fermo a riflettere sul settore lavorativo, la maggior parte di noi sembra assorbita dalle conseguenze dei mesi trascorsi e lo s'intravede dai processi di auto-formazione, dalle ricerche in corso e dallo stravolgimento repentino di alcune attività. Sento persone parlare di emergenza dovunque e, nello sport, adoperarsi per una situazione che continua a definirsi come un’incognita.
Okay, in realtà io faccio un po' a botte con questo modo di procedere, ma è un problema mio. Quello che, invece, vorrei condividere è che se, in prima battuta, ci siamo fatti travolgere ed è stato normale, ora dobbiamo riprendere quello che stavamo facendo ed i progetti per cui ci battevamo e sbattevamo. Se ci garantiamo la lucidità di stabilire da dove ripartire, come farlo e cosa mantenere dei programmi sospesi, sarà più semplice ripartire per tutti.
Ognuno avrà i suoi modi, i suoi tempi, ma il mio è un invito collettivo e non posso non farlo all'interno di questo spazio. Quindi, come di consueto, riparto da una notizia attuale, che mi riguarda direttamente e che, forse, mi può aiutare nel provare ad essere più incisiva.
Prendo spunto dal seguente comunicato stampa di giovedì scorso (28 maggio).

 

Legge medicina dello sport, l’Abruzzo rivoluziona la tutela sanitaria delle attività sportive.

progettazioneIn ambito sportivo, negli anni Ottanta, si è trattato profusamente di interdisciplinarità, grazie a figure di rilievo come Arthur Hotz, anche se in effetti era un’idea che veniva da lontano, da autori come John Dewey, Jean Piaget, Jerome Bruner. Studiosi importanti. Poi, senza particolari proclami, è subentrata la parola multidisciplinarietà, quasi a puntellare l'altra. Nei fatti le cose cambiavano poco, però è probabile che funzionasse meglio; magari suonava come un termine più adeguato, in qualche modo contemporaneo.
Fatta la premessa, scivolare su un piano educativo sarebbe una conseguenza naturale, invece parto da qui per sostenere che anche solo tra psicologia cognitiva, pedagogia e scienze motorie, siamo assolutamente equipaggiati per credere che l’evoluzione dello sport debba fondarsi su uno scambio di competenze a più livelli. Ed oggi, forse, siamo arrivati ad un ennesimo punto critico, in cui possiamo andare oltre e rischiare di cambiare di nuovo, mettendo mano al modello organizzativo e cercando dei paradigmi emergenti capaci di favorire una trasformazione. Penso, per esempio, alla metadisciplinarità, che potrebbe fare al caso nostro e costituire una "situazione a tendere" rispetto alla quale, in base anche alle reazioni ai sistemi di ripartenza dal Covid-19, le realtà sportive all’avanguardia potrebbero iniziare le prime sperimentazioni. Il concetto a cui alludo è piuttosto recente (primi anni del Duemila) e credo si profili come una prospettiva plausibile, se consideriamo anche l'affermazione evidente dei processi sociali, economici e tecnologici. Provo ad entrare nel dettaglio di quello che ho in mente.

progettazioneUn effetto prevedibile della mia quarantena era che avrei ragionato sulla figura dello psicologo come professione sanitaria. Tanto è stato, la salute è all'ordine del giorno e anch'io ci ho riflettuto, concentrandomi sul lavoro e considerando che le cose cambieranno. Manco non fossero già cambiate. Nella realtà, il tempo avanza anche se noi rallentiamo, e credo che molto presto ci sarà un gran da fare.
Quello che mi chiedo e chissà se questa pandemia sia una spinta a capire il fondamento dei successi sportivi.
Un annetto fa (eravamo di sicuro più tranquilli), in un convegno di medicina e psicologia dello sport - organizzato da me ed un gruppo di colleghi - veniva a galla una verità, che l'andamento della prestazione deriva dallo stato di salute. Magari, qualcuno dubitava, ma adesso siamo tutti d'accordo (spero!); e, al posto di un comune questionario per un pugno di ecm, paghiamo il ritardo accumulato con una verifica crudele. Sarà pure difficile da credere, ma adesso più che mai, ricordiamoci che le cose vanno come devono andare a volte.
Nel frattempo, però, il mio lavoro è diventato di attualità; mi sono dovuta integrare in una progettualità complessa, come stanno facendo altri colleghi, ed il tutto si è trasformato in un cantiere a cielo aperto senza precedenti. Questo però non ha impedito alle stranezze quotidiane di tenere banco, persino a dispetto della capacità di adattamento, che di soppiatto sta dando i suoi frutti. Lo slogan più battuto ci mantiene arzilli e recita: "realizzare programmi in sospeso e godere della casa". Dentro ci mettiamo un po' tutto: un bagno rilassante, una serie su Netflix, un'ora di esercizio fisico. Dipende dalle disponibilità. Ma, visto che la casa è pietrificata e tutte le speranze si sono infrante, per me basta e avanza il programma da attuare, soprattutto perché coworking in ufficio e smart working da casa hanno trovato la congiuntura perfetta.

progettazioneDi norma scrivo un punto di vista al mese, ma si sa, molte delle nostre abitudini sono saltate, e allora mi concedo un'edizione straordinaria dando spazio ad un particolare su cui rifletto da un po' di giorni.
Il mio lavoro prosegue, la quarantena non sembra fermare le idee, semmai le trasforma, ma la stanchezza che si accumula è diversa dalla solita, questo sì.
Finisco la giornata e segno come fatto quello su cui ho lavorato; i programmi servono anche a questo, ad accorgermi dell’impegno speso su qualcosa che trova un senso, e a sapere che l’indomani quel senso prenderà un’altra forma, di sicuro diversa, forse addirittura migliore.
Sento che il ricordo di un mese fa è sempre più distante, quasi remoto, mentre il futuro, anche quello più prossimo, è come se giocasse a nascondino con la perseveranza in cui confido.
Vado avanti osservando le persone con cui lavoro, credono in quello che fanno e sentono che è tempo d’imparare, anche se i modi di apprendere sembrano pochi e, a volte, risultano confusi. Per certi versi, deboli.
Vado avanti perché nel settore sportivo, qualsiasi legame, anche quello che ci unisce alla nostra passione, è un bene prezioso da tenere al sicuro; e così, per proteggerci dai rischi e lenire le sensazioni più pericolose, vado avanti. È questo il particolare che dicevo ed è il fulcro di una sfida immane aperta a tutti.

progettazioneOk, ci siamo. È il periodo in cui mensilmente pubblico un punto di vista e ammetto che nei primi giorni di questa fase così insolita, nell'ideare una programmazione di massima, ho fatto due conti in velocità e ho rinviato la stesura del pezzo a data da destinarsi. Al primo impatto, non intendevo scrivere qualcosa che risentisse delle contingenze e non ritenevo valido evadere, parlando di argomenti estranei al presente, che tra l'altro nella rubrica è la costante a cui m'ispiro.
Poi, però, questa mattina mi sono svegliata e ho pensato che no. Non l’avrei fatto, non avrei rimandato l’appuntamento, né con me stessa né con chi magari si aspetta che un punto di vista venga a galla anche adesso. Per cui, eccomi qui, alle prese con la tastiera e la volontà di confezionare un pensiero che rispecchi questo momento, in cui anche lo sport sta scrivendo la sua parte, a cavallo tra umorismo, approssimazione e leggerezza.
Le prime idee che ho avuto e su cui avrei lavorato sono queste tre.
Prima. Raccontare come sto customizzando le mie giornate al netto degli appuntamenti lavorativi che, a questo punto della stagione, raggiungerebbero il picco massimo della quantità e dell’impegno … . Troppo personale, potrebbe fregare meno di niente a nessuno. Scartata.
Seconda. Esprimere la mia opinione sulla funzionalità di uno stop forzato e sull’attitudine ad esplicitare soluzioni preconfezionate là dove non è detto si riesca a definire il problema … . Troppo complesso, distante dall’emergenza che stiamo affrontando. Scartata.
Terza. Spoilerare l'avanzamento del lavoro su Stop&Go 2.0 e accennare a come se la sta passando Vittoria alle prese con le sue recenti sconfitte e le sue sfide ibride, per metà sportive e per metà imprevedibili. Troppo rischioso, ai fini di una buona riuscita è importante custodire i punti salienti della trama. Scartata.
E allora?
E allora, boh! Mi sarebbe piaciuto fare un sondaggio per decidere assieme, ma la verità è che ora siamo tutti troppo coinvolti nel fronteggiare qualcosa di più grande di noi stessi, e nessuno starebbe dietro ad una questione superflua come questa. Quindi, alla fine, provo una scelta indipendente, a cui sono anche abituata, ma non per questo è detto sia quella preferibile.