"Punti di vista". La rubrica del mese

 

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Mensilmente, questa pagina dà spazio alla rubrica "punti di vista", trattando dei temi attinenti le ultime settimane; un parere sulle questioni sportive recenti, firmato da Margherita Sassi (Responsabile del CPS-P, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport).

 

 

 

progettazioneDa ragazza sentivo forte la complicità del 1° gennaio e avviavo puntuale i progetti ad inizio anno. Ora le tempistiche sono cambiate, ma trascurare la fase di decollo di questo 2020 è impossibile, e svelare la mia propensione ad affrontare i problemi di lavoro mi sembra un bel modo per onorare la tradizione.
Ogni progetto sportivo al quale mi dedico, poco importa se grande, piccolo o di quale ambito esso sia, rappresenta per me una sperimentazione sul campo tramite cui aggiungo sicurezza e precisione al metodo che utilizzo.
Progettare è una questione di pratica e mi richiede un approccio sistematico fatto di regole, operazioni, valori oggettivi, che con il tempo trasformo in strumenti. Non è qualcosa di assoluto e definitivo e non significa raggiungere risultati particolari. Piuttosto ha a che fare con la cura dei rapporti umani implicati e il mio modo di processare le diverse strategie d’intervento, magari scoprendo dei dettagli che metto a disposizione degli altri.
Un modo efficace con cui io procedo è quello di identificare uno ad uno gli aspetti salienti del mio lavoro, scegliere il più adatto al contesto, studiare approcci e collegamenti, capire i problemi, trovare le soluzioni e coinvolgere l’ambiente nella sua complessità.
Ormai ho assodato che l’importante è non sentirmi in dovere di fare sempre e tutto, ma adoperarmi implementando tempi e spazi di esecuzione. I lavori possono rientrare in programmazioni medio-lunghe, lunghissime o concludersi in una settimana.

triangolo pitagoraTra i buoni propositi di quest'anno ne avevo uno bello pesante: non sprecare tempo ad arrabbiarmi, a causa di situazioni per le quali avrei potuto fare poco o nulla, e devo ammettere che proprio in questi giorni stavo per cedere alla tentazione, ma invece no, non lo farò! Semmai, ne parlo a gennaio.
Per chiudere in bellezza l'anno solare, mi è venuta in mente un'altra cosa: cercare le parole giuste a testimonianza dello sforzo dell’ultimo periodo, quello diretto a formulare meglio la cresibilità, che per chi si fosse sintonizzato solo ora è il paradigma sul quale lavoriamo dal 2013. La molla che mi ha fatto decidere è stata sicuramente la meraviglia di ricevere un'improvvisa serie di domande sull'argomento; che io speri d'incuriosire è sicuro, ma è altrettanto vero che non so porre freno allo stupore quando accade. Fatto sta che adesso mi tocca spiegare più precisamente il termine. 
Henri Poincaré sosteneva che una connessione innovativa e funzionale tra elementi già esistenti fosse sinonimo di creatività; ecco, il nostro sforzo nasce da qui. Facciamo di tutto per correlare i settori della cresibilità e per far sì che il sistema sportivo, negli anni avvenire, possa avvantaggiarsene concretamente.
Gli scopi principali di tanta laboriosità sono tre: tradurre la teoria nella pratica e viceversa; sistematizzare una modalità applicativa fruibile dai professionisti; integrare creatività, sensibilità e qualità. E tre sono anche gli elementi di approfondimento su cui elaboriamo le ipotesi d'intervento. Provo ad elencarli.
La creatività, in quanto capacità cognitiva, è ormai presente in letteratura con dei dati consolidati e delle fonti bibliografiche notevoli e prevenienti da tutto il mondo. Considerando l’applicazione nell’età dello sviluppo, prevede un ambito d'intervento molto esteso che comprende, per esempio, le funzioni esecutive. Lavorandoci continuativamente da quattro anni, stiamo analizzando le prime ricadute degli strumenti messi a punto sul piano metodologico.
La sensibilità, intesa in chiave fisiologica, corrisponde alla percezione di quello che il sistema nervoso rileva attraverso i sensi ed è associata a molteplici campi d’indagine, alla misurazione psicofisiologica, neuropsicologica e all’utilizzo, più recente, della realtà virtuale. Trattandosi di un processo psichico strettamente collegato al corpo e alle sue specifiche caratteristiche, il suo valore all’interno del paradigma è imprescindibile ed è consigliabile lavorarci a partire dall’infanzia.

triangolo pitagora* Caspita, che espressione tesa! È successo qualcosa, durante la partita?
** Niente di particolare; è che alla fine ho perso e sono deluso, anzi no, arrabbiato.
* Beh, a nessuno piace perdere, ci mancherebbe altro, questo posso capirlo; ma cos'è che ti fa arrabbiare?
** Aver perso!
* Okay, fin qui ci siamo. Però, forse, se ci pensi un attimo, ti viene in mente anche qualcos’altro ...
** Non riesco a giocare come vorrei e mi sento uno scarso! Penso sia per questo. Fino a un po' di tempo fa andava tutto bene, invece adesso è qualche mese che non prendo una palla. È come se fossi bloccato, a volte mi sembra quasi di giocare in una palude.
* Quindi, cosa pensi di fare?
** Non lo so. Mi viene il dubbio che tutto quello che sto facendo sia inutile. Sacrifici, fatica, impegno, a cosa servono? È difficile da spiegare, ma in questi casi è come se mi crollasse il mondo addosso.
* Mhmm … quanti anni hai?
** Che domanda è? Lo sai! Tredici. Tra due mesi e mezzo, quattordici.
* Ora ti dico una cosa importante. Magari è un po' astratta, ma te la dico lo stesso. C'è una parte del tuo cervello che usi tantissimo mentre gareggi ed arriva a maturazione proprio in questi anni … . Quando ti sforzi d'imparare, in situazioni tanto diverse tra di loro, anche emotivamente complicate ... soprattutto in quei momenti, è lì che ti stai allenando per il tuo futuro! Te ne rendi conto? Ho il dubbio sia troppo difficile come te lo sto spiegando ...
** No, va bene. Non me ne rendevo conto, non lo sapevo. Ma ora che lo so, come faccio?
* A fare cosa?
** Ad imparare.
* Innanzitutto ci vuole tempo, parliamo di anni, e comincerei col mettermi l'anima in pace. Poi fiducia, sia nelle tue capacità che nelle persone che t’insegnano e ti sostengono. E non per ultimo dovrai imparare ad ascoltare attentamente te stesso, i segnali che provengono dal tuo corpo e quello che ti dice la testa.
** E se la mia testa mi dicesse di mollare?
* Secondo me, mentirebbe. E anche se così non fosse, prima di crederle, proverei ad essere onesto con lei. Falle le domande giuste e ascolta cosa ti risponde.
** E quali sarrebero le domande giuste?
*  ...

triangolo pitagoraLa specializzazione precoce si conferma un tema sportivo di cocente attualità ed emerge allo stesso tempo tra le pieghe del discorrere quotidiano e le linee di ricerca delle sedi universitarie.

Soffermarmi un attimo sull'argomento e tracciare un punto di vista stringato non è una brutta idea, visto che comunque questa rubrica mi induce ad inaugurare la stagione autunnale in concomitanza con l'imminente scadenza di ottobre.
Anzitutto, credo sia opportuno mettere in luce che, considerando la produzione di talenti, l’atteggiamento nei confronti dello sport differisce notevolmente tra un atleta-top e colui che chiamerò un atleta-base (intendiamoci, non sono affatto convinta del termine, ma lo faccio per capirci). Una prima spiegazione potrebbe essere che nell’atleta-base il rinforzo non si lega in maniera indissolubile ai titoli o agli esiti conseguiti; rischio che si profila, invece, per l'atleta-top e neanche così di rado.
Ma c'è un’altra differenza, più articolata e meno evidente. Per determinati periodi, un mese, un anno, anche due, l'atleta-base si dedica a perfezionare una gestualità, sperimentando uno sviluppo graduale della percezione e delle funzioni esecutive corrispondenti, cosicché con ogni probabilità, ciascuna delle parti affinate diventa essa stessa un rinforzo, per via del suo rapporto con la gestualità completa. Un meccanismo, questo, che direi quantomeno efficiente.
Dall'altra parte, si stagliano i processi che caratterizzano l’atleta-top; le domande che mi vengono a riguardo, in questo momento, sono due. Quali sono i criteri di funzionamento utilizzati? E in base a questi, come vengono calcolati i tempi di sviluppo cerebrale del giovane a fronte della precocità con cui esprime le doti che gli vengono riconosciute?

triangolo pitagora

Se dovessi stilare una top five dei particolari ambigui dell’estate, che ho osservato, letto o su cui ho riflettuto, non avrei dubbi.
Al primo posto, l’affermazione di Paolo Montero - ex giocatore ed attuale allenatore FIGC - su Sportweek del 17 agosto. “In campo ho sempre cercato di dare il massimo. In maniera corretta o scorretta. […] Io voglio essere corretto nella vita, nel calcio devo vincere. Se no, vado a giocare a carte”. Non credo che il resto dell’intervista sia rilevante più di tanto, penso possano bastare le parole che ho estratto.
Al secondo posto: l’aggressività con cui le giocatrici della Nazionale Italiana di Pallavolo hanno esultato dopo un punto fatto alla Polonia, nella finale per il terzo e quarto posto dell’8 settembre, durante gli Europei ad Ankara, in Turchia. Ho visto alcune di loro urlarsi in faccia a pochissimi centimetri di distanza mentre altre si scontravano petto su petto. Il telecronista ha commentato l’esultanza (ammesso che di questo si trattasse) definendola bella o con un aggettivo di simile portata.
Al terzo posto, ma non ultimo, un articolo sul Corriere della Sera del 13 agosto, La carica dei bambini, in cui oltre a comprendere le spiegazioni di una collega - psicoterapeuta e psicologa - sono stati frapposti un segno zodiacale, l’infelicità (presunta) di grandi campioni che oggi vivono la loro età adulta, e una sfilza di quesiti che prendeva spunto dalla frase della celeberrima canzone di Gianni Morandi, uno su mille ce la fa.
Ora, fermo restando che gli adagi mal si prestano a risolvere delle problematiche annose e complesse, tento di collegare questi primi tre punti dando una forma a quello che potrebbe diventare un triangolo rettangolo, in cui come recita il Teorema di Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti.
Ecco. Io credo che sull’ipotenusa ci sia l’affermazione di Montero e che sui due cateti si possano rintracciare la smisurata aggressività della ragazze del volley e il mix estraniante del pezzo sulla precocità dei bambini nello sport.