"Punti di vista". La rubrica del mese

 

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Mensilmente, questa pagina dà spazio alla rubrica "punti di vista", trattando dei temi attinenti le ultime settimane; un parere sulle questioni sportive recenti, firmato da Margherita Sassi (Responsabile del CPS-P, Psicoterapeuta e Psicologa dello Sport).

 

 

 

progettazioneOk, ci siamo. È il periodo in cui mensilmente pubblico un punto di vista e ammetto che nei primi giorni di questa fase così insolita, nell'ideare una programmazione di massima, ho fatto due conti in velocità e ho rinviato la stesura del pezzo a data da destinarsi. Al primo impatto, non intendevo scrivere qualcosa che risentisse delle contingenze e non ritenevo valido evadere, parlando di argomenti estranei al presente, che tra l'altro nella rubrica è la costante a cui m'ispiro.
Poi, però, questa mattina mi sono svegliata e ho pensato che no. Non l’avrei fatto, non avrei rimandato l’appuntamento, né con me stessa né con chi magari si aspetta che un punto di vista venga a galla anche adesso. Per cui, eccomi qui, alle prese con la tastiera e la volontà di confezionare un pensiero che rispecchi questo momento, in cui anche lo sport sta scrivendo la sua parte, a cavallo tra umorismo, approssimazione e leggerezza.
Le prime idee che ho avuto e su cui avrei lavorato sono queste tre.
Prima. Raccontare come sto customizzando le mie giornate al netto degli appuntamenti lavorativi che, a questo punto della stagione, raggiungerebbero il picco massimo della quantità e dell’impegno … . Troppo personale, potrebbe fregare meno di niente a nessuno. Scartata.
Seconda. Esprimere la mia opinione sulla funzionalità di uno stop forzato e sull’attitudine ad esplicitare soluzioni preconfezionate là dove non è detto si riesca a definire il problema … . Troppo complesso, distante dall’emergenza che stiamo affrontando. Scartata.
Terza. Spoilerare l'avanzamento del lavoro su Stop&Go 2.0 e accennare a come se la sta passando Vittoria alle prese con le sue recenti sconfitte e le sue sfide ibride, per metà sportive e per metà imprevedibili. Troppo rischioso, ai fini di una buona riuscita è importante custodire i punti salienti della trama. Scartata.
E allora?
E allora, boh! Mi sarebbe piaciuto fare un sondaggio per decidere assieme, ma la verità è che ora siamo tutti troppo coinvolti nel fronteggiare qualcosa di più grande di noi stessi, e nessuno starebbe dietro ad una questione superflua come questa. Quindi, alla fine, provo una scelta indipendente, a cui sono anche abituata, ma non per questo è detto sia quella preferibile.

progettazioneAnche oggi, allo scoccare delle dodici e trenta, è arrivata puntuale la chiamata d’ufficio. A turno, potrebbero essere Tim o Vodafone, ormai è assodato, e se sono impegnata neanche mi alzo. Ma oggi ero lì, affianco al telefono e istintivamente tacchete, ho risposto. Quasi senza volerlo, mi sono ritrovata in piedi vicino alla finestra che parlavo con un giovane psicologo, iscritto all’Albo da pochi mesi, desideroso di sapere del servizio di formazione individuale descritto sul nostro sito.
Ci siamo detti un po’ di cose per una decina di minuti, alla fine mi ha ringraziato e si è congedato con una richiesta affatto insolita, ovvero come avrebbe potuto fare per scegliere un buon corso di psicologia dello sport.
Appunto.
Ho risposto prospettando la presenza di un’offerta estesa e diversificata sul territorio nazionale, impossibile purtroppo sia da monitorare che da valutare, in quanto non ci sono parametri con cui stabilire la qualità di quello che c'è e nemmeno un albo ufficiale di consultazione. In sintesi, non vige alcun obbligo di adeguarsi a disposizioni particolari per elaborare un programma nel settore e quindi ognuno è libero di proporre quello che vuole.
La telefonata si è conclusa a stretto giro, entrambi sembravamo tuttosommato soddisfatti, lui di aver raccolto le informazioni che cercava, io di aver occupato la linea telefonica alla compagnia di turno. Alla fine della fiera, un suggerimento preciso avrei anche potuto darlo, ma sarebbe stato un filtro e visto che a pagare non sono io, non me la sono sentita.
In effetti, qui in Italia, queste situazioni sono sempre un po’ delicate e la difficoltà è dovuta al fatto che l’intervento di uno psicologo dello sport costringe ad una professionalità approfondita e multidisciplinare ed è molto improbabile che un corso sia strutturato sulla corposità della disciplina. Molto spesso, infatti, cosa succede? Che si faccia riferimento con maggiore efficacia ad un solo ambito; l’esempio più evidente, per intenderci, è quello in voga della preparazione mentale.

progettazioneDa ragazza sentivo forte la complicità del 1° gennaio e avviavo puntuale i progetti ad inizio anno. Ora le tempistiche sono cambiate, ma trascurare la fase di decollo di questo 2020 è impossibile, e svelare la mia propensione ad affrontare i problemi di lavoro mi sembra un bel modo per onorare la tradizione.
Ogni progetto sportivo al quale mi dedico, poco importa se grande, piccolo o di quale ambito esso sia, rappresenta per me una sperimentazione sul campo tramite cui aggiungo sicurezza e precisione al metodo che utilizzo.
Progettare è una questione di pratica e mi richiede un approccio sistematico fatto di regole, operazioni, valori oggettivi, che con il tempo trasformo in strumenti. Non è qualcosa di assoluto e definitivo e non significa raggiungere risultati particolari. Piuttosto ha a che fare con la cura dei rapporti umani implicati e il mio modo di processare le diverse strategie d’intervento, magari scoprendo dei dettagli che metto a disposizione degli altri.
Un modo efficace con cui io procedo è quello di identificare uno ad uno gli aspetti salienti del mio lavoro, scegliere il più adatto al contesto, studiare approcci e collegamenti, capire i problemi, trovare le soluzioni e coinvolgere l’ambiente nella sua complessità.
Ormai ho assodato che l’importante è non sentirmi in dovere di fare sempre e tutto, ma adoperarmi implementando tempi e spazi di esecuzione. I lavori possono rientrare in programmazioni medio-lunghe, lunghissime o concludersi in una settimana.

triangolo pitagoraTra i buoni propositi di quest'anno ne avevo uno bello pesante: non sprecare tempo ad arrabbiarmi, a causa di situazioni per le quali avrei potuto fare poco o nulla, e devo ammettere che proprio in questi giorni stavo per cedere alla tentazione, ma invece no, non lo farò! Semmai, ne parlo a gennaio.
Per chiudere in bellezza l'anno solare, mi è venuta in mente un'altra cosa: cercare le parole giuste a testimonianza dello sforzo dell’ultimo periodo, quello diretto a formulare meglio la cresibilità, che per chi si fosse sintonizzato solo ora è il paradigma sul quale lavoriamo dal 2013. La molla che mi ha fatto decidere è stata sicuramente la meraviglia di ricevere un'improvvisa serie di domande sull'argomento; che io speri d'incuriosire è sicuro, ma è altrettanto vero che non so porre freno allo stupore quando accade. Fatto sta che adesso mi tocca spiegare più precisamente il termine. 
Henri Poincaré sosteneva che una connessione innovativa e funzionale tra elementi già esistenti fosse sinonimo di creatività; ecco, il nostro sforzo nasce da qui. Facciamo di tutto per correlare i settori della cresibilità e per far sì che il sistema sportivo, negli anni avvenire, possa avvantaggiarsene concretamente.
Gli scopi principali di tanta laboriosità sono tre: tradurre la teoria nella pratica e viceversa; sistematizzare una modalità applicativa fruibile dai professionisti; integrare creatività, sensibilità e qualità. E tre sono anche gli elementi di approfondimento su cui elaboriamo le ipotesi d'intervento. Provo ad elencarli.
La creatività, in quanto capacità cognitiva, è ormai presente in letteratura con dei dati consolidati e delle fonti bibliografiche notevoli e prevenienti da tutto il mondo. Considerando l’applicazione nell’età dello sviluppo, prevede un ambito d'intervento molto esteso che comprende, per esempio, le funzioni esecutive. Lavorandoci continuativamente da quattro anni, stiamo analizzando le prime ricadute degli strumenti messi a punto sul piano metodologico.
La sensibilità, intesa in chiave fisiologica, corrisponde alla percezione di quello che il sistema nervoso rileva attraverso i sensi ed è associata a molteplici campi d’indagine, alla misurazione psicofisiologica, neuropsicologica e all’utilizzo, più recente, della realtà virtuale. Trattandosi di un processo psichico strettamente collegato al corpo e alle sue specifiche caratteristiche, il suo valore all’interno del paradigma è imprescindibile ed è consigliabile lavorarci a partire dall’infanzia.

triangolo pitagora* Caspita, che espressione tesa! È successo qualcosa, durante la partita?
** Niente di particolare; è che alla fine ho perso e sono deluso, anzi no, arrabbiato.
* Beh, a nessuno piace perdere, ci mancherebbe altro, questo posso capirlo; ma cos'è che ti fa arrabbiare?
** Aver perso!
* Okay, fin qui ci siamo. Però, forse, se ci pensi un attimo, ti viene in mente anche qualcos’altro ...
** Non riesco a giocare come vorrei e mi sento uno scarso! Penso sia per questo. Fino a un po' di tempo fa andava tutto bene, invece adesso è qualche mese che non prendo una palla. È come se fossi bloccato, a volte mi sembra quasi di giocare in una palude.
* Quindi, cosa pensi di fare?
** Non lo so. Mi viene il dubbio che tutto quello che sto facendo sia inutile. Sacrifici, fatica, impegno, a cosa servono? È difficile da spiegare, ma in questi casi è come se mi crollasse il mondo addosso.
* Mhmm … quanti anni hai?
** Che domanda è? Lo sai! Tredici. Tra due mesi e mezzo, quattordici.
* Ora ti dico una cosa importante. Magari è un po' astratta, ma te la dico lo stesso. C'è una parte del tuo cervello che usi tantissimo mentre gareggi ed arriva a maturazione proprio in questi anni … . Quando ti sforzi d'imparare, in situazioni tanto diverse tra di loro, anche emotivamente complicate ... soprattutto in quei momenti, è lì che ti stai allenando per il tuo futuro! Te ne rendi conto? Ho il dubbio sia troppo difficile come te lo sto spiegando ...
** No, va bene. Non me ne rendevo conto, non lo sapevo. Ma ora che lo so, come faccio?
* A fare cosa?
** Ad imparare.
* Innanzitutto ci vuole tempo, parliamo di anni, e comincerei col mettermi l'anima in pace. Poi fiducia, sia nelle tue capacità che nelle persone che t’insegnano e ti sostengono. E non per ultimo dovrai imparare ad ascoltare attentamente te stesso, i segnali che provengono dal tuo corpo e quello che ti dice la testa.
** E se la mia testa mi dicesse di mollare?
* Secondo me, mentirebbe. E anche se così non fosse, prima di crederle, proverei ad essere onesto con lei. Falle le domande giuste e ascolta cosa ti risponde.
** E quali sarrebero le domande giuste?
*  ...