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Il metodo cresibile, realizzato per migliorare il funzionamento del sistema sportivo italiano, comincia a suscitare interesse anche grazie ad un bugiardino che è in circolazione già da un po'.

Tutto è partito alla fine del 2013, quando Margherita Sassi (ideatrice della cresibilità®), si è trovata di fronte alla esigenza d'individuare che cosa avrebbe reso più felici e soddisfatti gli amatori del settore sportivo, compresi agonisti e professionisti.

Da quella esigenza, poi, ha preso forma un approfondimento - che è tuttora in corso -, che ha già dato corpo ai primi effetti tangibili, e che si basa su dei semplici principi.

Puntare alla creatività, tra innovazione e tradizione, connettendo elementi già esistenti, in maniera originale e coraggiosa, è un aspetto centrale del metodo cresibile. L'effetto auspicato è la produzione di nuove idee.

A garantire l’adeguatezza di un processo di questo genere è il rispetto necessario delle regole e dei limiti, all'interno di una cornice stabilita dalla sfida con se stessi. Essenziali, inoltre, la preparazione e la perseveranza, che creano l'unica condizione possibile perché la creatività venga espressa, e perché una cultura sportiva ispirata all’accettazione e al superamento dell’errore trovi spazio. Da sottolineare, poi, che a completare il metodo ci sono ancora due principi: la sensibilità e la qualità.

Ma in cosa consiste nel dettaglio il metodo cresibile?

Se lo si chiede a Margherita Sassi, che lo ha creato, lei consiglia di affiancare all’esercizio della creatività, la facoltà di percepire attraverso i sensi. E ritiene che la possibilità di affinare lo stato emozionale, attraverso il corpo e gli stimoli che questo riesce a registrare ed associare, sia una modalità efficace non solo per recuperare l’autenticità dei sentimenti, ma anche per sviluppare l’empatia collettiva. Punto di partenza per coltivare il futuro sportivo delle nuove generazioni.

Di cosa hanno bisogno i giovani che si avvicinano allo sport?

Bambini e adolescenti vanno incoraggiati a giocare liberamente, intendendo la libertà una conquista graduale e non un dato di partenza; se l’obiettivo condiviso è quello di renderli autonomi e responsabili rispetto ad un futuro da atleti competenti, la direzione da intraprendere è questa e non una diversa.

Credere che l’autostima e la fiducia dei giovani possano crescere attraverso l’abitudine degli adulti a lodare i risultati, piuttosto che l’impegno e i sacrifici, è una trappola nella quale si cade con una certa facilità. La gioia e l’entusiasmo di fare le cose non hanno niente a che vedere con gli esiti che si ottengono, e se di questi ultimi non facciamo un problema, non saranno certo delle giovani menti a farlo al posto nostro.

La sensibilità compresa nel metodo, può essere quindi una fonte inesauribile di ispirazione, anche là dove risulta difficile gestire l’atteggiamento di un giovane, ancora impreparato nel fronteggiare le difficoltà quotidiane. Abituarsi a valutare la realtà per quello che sentiamo, oltre che per quello che pensiamo, spesso ci permette di scovare il lato migliore di una situazione negativa, dimostrando come superarla e come prenderne le distanze. Così facendo, la soluzione ad un problema diventa una questione di sensibilità e, quindi, d'interpretazione.

Su cosa è basata l’efficacia del metodo?

Sulla possibilità di intrecciare relazioni di interdipendenza tra le persone. Il metodo prevede che le persone stesse intendano la qualità che la cresibilità® comprende, e che puntino quindi ad un'elevata consapevolezza di ciò che fanno. Il dato di fatto è che chi lavora sulla qualità - e la sente mentre si adopera - assume un comportamento vigile, attendibile e costruttivo. Sperimentare una qualità collettiva è la migliore strategia per rendere cresibile lo sport.

Quindi, la cresibilità® nasce da una volontà ben precisa?

Sì. Dopotutto, le cose si posso fare in diversi modi. C’è un modo di fare le cose per bene e un modo di farle a caso o addirittura male. L'approfondimento del metodo cresibile mira ad affinare lo sport.