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Azioni Integrate per uno Sport Cresibile - Giugno 2017, Penne (PE)/San Benedetto del Tronto (AP): A/R

Un’esperienza futuristica che trae ispirazione da una storia appetibile.

La storia è quella di Moma, una bambina che era solita giocare, divertirsi e fare dell’allegria la benzina del motore che accendeva ogni mattina.

La sua vita si svolgeva tra il mare e la montagna, passando attraverso laghi, colline, avvallamenti e lunghi sentieri (più o meno impervi!). In estate si divertiva con le onde del mare, in inverno con le ripide discese innevate, e sognava così di acquisire autonomia e sicurezza.

Pochi sapevano godere, come lei, delle preziose opportunità che i luoghi in cui cresceva le offrivano e, per questo, in molti credevano che fosse una bambina eccezionale.

La sua famiglia era un po’ qua e un po’ là, così come i suoi amici e tutte le persone con cui, passo dopo passo, trascorreva intense giornate.

Con gli anni, la sua è diventata una vita fatta di sport e lo sport è diventato il suo lavoro; ma questa è un’altra storia che parla di professionismo, risultati e grandi numeri (magari, la racconteremo un’altra volta …).

Quello che ci interessa è che Moma ha ispirato questo Progetto perché il suo desiderio l’ha spinta, senza sosta, ad andare oltre; il desiderio era quello di condividere la sua passione per la scoperta, la sua forza di mettersi in gioco e il suo coraggio di imparare a vivere attraverso lo sport, complici non solo la sua mente, il suo corpo …!

A volte si accorgeva della fatica di sostenere la sua ambizione, perché capiva che il gioco era complesso, ma puntualmente riusciva ad assecondare il suo desiderio, impiegando l’energia che produceva la sfida.

Moma era convinta di fare qualcosa d’importante e di vero per se stessa e per gli altri.

Era ancora giovane ed aveva già imparato ad immaginare: sognava che un domani le sue regole e le sue abitudini avrebbero mostrato uno stile di vita di cui godere, improntato sulla bellezza e sulla felicità (non le sue, ma di chiunque le avesse cercate).

Grazie al sogno di Moma, viviamo insieme questa nuova avventura all’insegna del divertimento e della curiosità; fine della storia.

Ciao a tutti!

N.B.: MO.MA è un progetto cresibile

Per ulteriori chiarimenti a riguardo è consigliabile contattare il Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

AtriCUP fotoSe domani dovessi raccontare di sport e del lavoro che svolgo, potrei usare la terza persona e la metterei all'incirca così ...

"Margherita Sassi ha sempre tradito una certa passione per lo sport; lo sport che da una parte si impara e dall'altra si insegna. Succedeva quando trascorreva l'infanzia tra il cloro delle piscine, le palestre delle scuole e le società dei centri sportivi, ma anche quando festeggiava l'onomastico, già adolescente, giocando una partita di calcetto, maschi e femmine, nella Pineta D'Avalos della città in cui viveva.

Ora, da psicologa dello sport, preparata a vivere la sua ardente passione, si adopera nel raccogliere informazioni per predisporre esperienze sia in diretta che in differita, perché lo sport possa trovare il suo migliore canale di espressione. Un canale unico; quello per cui i responsabili sportivi devono adoperarsi.

Margherita sembra aver intuito che il primo passo per ristrutturare un mondo che, ogni giorno, stravolge i suoi punti fermi è quello di rintracciarli, recuperarli e collegarli tra loro, facendo leva sulle persone, sui valori in cui credono, sui sentimenti che scatenano, e sulle loro abilità; quelle che ancora celano il sapore della verità e della bellezza. Ma per mettere il primo passo, si sa, servono degli aiuti, degli ausili e degli alleati. E chi meglio di persone capaci di ricordare l'entusiasmo e l’importanza di un primo passo? È per questo (e molto altro ancora!) che Margherita rintraccia, in contesti anche diversi, persone che quando serve sanno ripartire ogni volta da zero. Il bisogno è quello di progettare nel presente e preparare il futuro prossimo con il coraggio di vedere quello che ancora sfugge ad uno sguardo distratto, o forse solo attento a delle dinamiche che poco contano con lo sport e lo sviluppo. Contenuti basilari che meritano di essere considerati e valorizzati.

Margherita sta cercando di trasmettere la determinazione nell'esprimere una migliore qualità dello sport e della vita, per costruire una storia contemporanea che abbia il sapore della creatività e della sensibilità. Che sappia tradurre la teoria nei fatti. E che mostri alle persone il senso di una prospettiva nella quale riassaporare il gusto della sfida e della fiducia reciproca.

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CPSPescara obiettiviOggi customizzare è la parola d’ordine. Siamo nell’era in cui ogni prodotto, bene o servizio che sia, viene customizzato. Sentiamo il bisogno di personalizzare ogni situazione, eppure se qualcosa o qualcuno ci mette sotto pressione (persino l’estate alle porte), allora ci omologhiamo a quello che ci offrono i media e l’industria. E così se ci sentiamo inadeguati, veniamo trascinati in popolari regimi malsani, alimentati da convinzioni contrarie al benessere proprio e altrui.

Risultato: lo sport, in barba alla definizione che ha stilato la Commissione Europea dieci anni fa, quando non viene medicalizzato finisce addirittura tra le nuove forme di dipendenza (vedi l’exercise addiction).

Soprattutto di questi tempi, in cui dilagano i segreti e le attività perfette per perdere peso e centimetri, l’esercizio ricreativo, così come il piacere di giocare e di esprimersi attraverso la propria corporeità, sembrano aleggiare in una dimensione trascurabile. Eppure è proprio questa la dimensione della libertà, dello sviluppo personale, delle convinzioni contrarie ai piani di allenamento dannosi ed estranei ad un’attività fisica che, invece, bisognerebbe appunto regolarmente customizzare. E non di certo in base alle mode, ma sulla scorta di un’educazione psicomotoria, figlia di molteplici esperienze, grazie alle quali, di volta in volta, aggiungere e non sottrarre.

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CPSPescara obiettiviDomanda: “Sai quanti anni avrò quando arriverò a giocare in serie A?”

Risposta: “Gli stessi che avrai se non ci arrivi.”

Quando sentiamo il bisogno di portare avanti una qualsiasi attività, alcune affermazioni ricorrono con evidente frequenza. Per esempio, “Ormai sono grande per cominciare un altro sport” si accoppia bene con “non ho sufficiente talento per riuscire”, un altro alibi perfetto che funziona a botta sicura per aggirare nuove esperienze.

“Ormai è tardi” la cantava Vasco Rossi negli anni ‘80, ed è una tipica frase, addirittura del periodo adolescenziale, che diciamo a noi stessi ancora oggi (e agli altri, se ci chiedono) per salvaguardare quel tanto o quel poco che siamo riusciti a mettere assieme nel tempo che abbiamo avuto disponibile. Salvo poi scoprire, andando a curiosare, che un tale Marcus Willis, l’anno scorso (2016), da numero 775 della classifica ATP, è arrivato a giocare sul Center Court dell'All England Club il torneo di Wimbledon. E con chi, poi? Con Roger Federer, che di recente (all'età di 35 anni), ha trionfato a Miami, dimostrando anche lui dal canto suo che il tempo è relativo, quando sono in ballo obiettivi e processi validi.

A volte, sento dire dagli atleti, con un tono denso di sorpresa e di sconforto, che non hanno tempo per riuscire ad arrivare ad un livello importante. Quando dico loro che è una questione di consapevolezza, di atteggiamento e di strategia, la loro reazione non sempre è convinta; ed è per questo che le convinzioni vanno supportate e sperimentate. Perché in realtà le esplorazioni possibili vanno testate sulla nostra pelle.

La cultura sportiva (e non solo) del successo, programmato e necessario, induce all’errore chi la adotta con superficialità, ed accade così di svuotare i metodi da cui, invece, non possiamo sottrarci nella realtà dei fatti. Agli atleti dico spesso d’immaginare di preparare tre borsoni e di distribuire separatamente i loro obiettivi di risultato, di prestazione e di processo. Capita che il più pesante sia quello con gli obiettivi di risultato, di cui gli atleti, anche giovani, sembrano essere pressoché consapevoli; salvo poi accorgersi, riempiendo gli altri due borsoni e dovendo scegliere quale portare al prossimo allenamento, che quello con gli obiettivi di processo è il più allettante. Ed è lì dentro, infatti, che ripongono tutta la creatività necessaria per accettare e sviluppare il bisogno di crescita e di autonomia che a quel punto non possono più rifiutare, e che alla lunga si dimostra il più appagante e promettente una volta soddisfatto.

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