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"Spunti sportivi"

triangolo pitagoraLa specializzazione precoce si conferma un tema sportivo di cocente attualità ed emerge allo stesso tempo tra le pieghe del discorrere quotidiano e le linee di ricerca delle sedi universitarie.

Soffermarmi un attimo sull'argomento e tracciare un punto di vista stringato non è una brutta idea, visto che comunque questa rubrica mi induce ad inaugurare la stagione autunnale in concomitanza con l'imminente scadenza di ottobre.
Anzitutto, credo sia opportuno mettere in luce che, considerando la produzione di talenti, l’atteggiamento nei confronti dello sport differisce notevolmente tra un atleta-top e colui che chiamerò un atleta-base (intendiamoci, non sono affatto convinta del termine, ma lo faccio giusto per capirci). Una prima spiegazione potrebbe essere che nell’atleta-base il rinforzo non si lega in maniera indissolubile ai titoli o agli esiti conseguiti; rischio che si profila, invece, per l'atleta-top e neanche così di rado.
Ma c'è un’altra differenza, più articolata e meno evidente. Per determinati periodi, un mese, un anno, anche due, l'atleta-base si dedica a perfezionare una gestualità, sperimentando uno sviluppo graduale della percezione e delle funzioni esecutive corrispondenti, cosicché con ogni probabilità, ciascuna delle parti affinate diventa essa stessa un rinforzo, per via del suo rapporto con la gestualità completa. Un meccanismo, questo, che direi quantomeno efficiente.
Dall'altra parte, si stagliano i processi che caratterizzano l’atleta-top; le domande che mi vengono a riguardo, in questo momento, sono due. Quali sono i criteri di funzionamento utilizzati? E in base a questi, come vengono calcolati i tempi di sviluppo cerebrale del giovane a fronte della precocità con cui esprime le doti che gli vengono riconosciute?

triangolo pitagora

Se dovessi stilare una top five dei particolari ambigui dell’estate, che ho osservato, letto o su cui ho riflettuto, non avrei dubbi.
Al primo posto, l’affermazione di Paolo Montero - ex giocatore ed attuale allenatore FIGC - su Sportweek del 17 agosto. “In campo ho sempre cercato di dare il massimo. In maniera corretta o scorretta. […] Io voglio essere corretto nella vita, nel calcio devo vincere. Se no, vado a giocare a carte”. Non credo che il resto dell’intervista sia rilevante più di tanto, penso possano bastare le parole che ho estratto.
Al secondo posto: l’aggressività con cui le giocatrici della Nazionale Italiana di Pallavolo hanno esultato dopo un punto fatto alla Polonia, nella finale per il terzo e quarto posto dell’8 settembre, durante gli Europei ad Ankara, in Turchia. Ho visto alcune di loro urlarsi in faccia a pochissimi centimetri di distanza mentre altre si scontravano petto su petto. Il telecronista ha commentato l’esultanza (ammesso che di questo si trattasse) definendola bella o con un aggettivo di simile portata.
Al terzo posto, ma non ultimo, un articolo sul Corriere della Sera del 13 agosto, La carica dei bambini, in cui oltre a comprendere le spiegazioni di una collega - psicoterapeuta e psicologa - sono stati frapposti un segno zodiacale, l’infelicità (presunta) di grandi campioni che oggi vivono la loro età adulta, e una sfilza di quesiti che prendeva spunto dalla frase della celeberrima canzone di Gianni Morandi, uno su mille ce la fa.
Ora, fermo restando che gli adagi mal si prestano a risolvere delle problematiche annose e complesse, tento di collegare questi primi tre punti dando una forma a quello che potrebbe diventare un triangolo rettangolo, in cui come recita il Teorema di Pitagora, il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente all’unione dei quadrati costruiti sui cateti.
Ecco. Io credo che sull’ipotenusa ci sia l’affermazione di Montero e che sui due cateti si possano rintracciare la smisurata aggressività della ragazze del volley e il mix estraniante del pezzo sulla precocità dei bambini nello sport.

Stilisti per Gioco

Giovedì 29 agosto 2019, presso il Circolo Tennis di Pescara, a partire dalle ore 11.30, i ragazzi del Training Center dell’A.S.D. Tennis IT - Daniele Valente, Davide Marotta, Marco Terenzio, Riccardo Rapposelli, Ruggero Petrecca e Andrea Magnocavallo - saranno premiati nell’ambito del Progetto “Stilisti per Gioco”, che prosegue la sua corsa avviata due anni fa (foto a sx).
Anche in questa seconda tappa, le magliette realizzate dai ragazzi sono frutto di curiosità, impegno ed amicizia; a testimonianza che la forza motrice di un qualsiasi processo creativo è sempre più il team e sempre meno l’individuo.
A dimostrazione del valore attribuito alle capacità relazionali, il progetto ha previsto la partecipazione del gruppo di allenamento e la richiesta è stata quella di consegnare un modello unico, d’accordo tutti i ragazzi.
La presente iniziativa si aggiunge a quanto è stato fatto nel corso della stagione agonistica trascorsa (2018/19) ed è rivolta a sensibilizzare gli atleti sull’importanza del pensiero creativo in ambito personale, prestativo e in vista delle prospettive di vita futura. Lo svolgimento del compito è stata un’opportunità concreta per rappresentare se stessi e la condivisione dell’attitudine al tennis.
A premiarli sarà Angelo Castaldi, titolare della Numismatica Castaldi e sponsor del Progetto, che afferma nuovamente la sua volontà di favorire la crescita dei giovani nel contesto sportivo e quindi tennistico.
Anche in questa circostanza confermate le magliette con il brand Erreà.
L’attività continua ad essere sostenuta dal Centro di Psicologia dello Sport di Pescara, partner della stessa dal 2017.

IMG 7265Durante l'anno, tra luglio ed agosto la quotidianità cambia; o almeno, questo è quello che accade in una città come Pescara, dove al di là delle ore lavorative si creano migliaia di opportunità, risvegliate dall’odore del mare e fino ad allora sopite dal clima invernale.
Si compiono, così, attività e rituali insoliti; leggere il giornale di prima mattina, bevendo il caffè con i piedi nella sabbia, oppure giocare sul bagnasciuga, a qualsiasi età e a qualsiasi cosa, entro una gamma di opzioni che non esclude pressoché nulla. D'improvviso, dal frisbee al burraco, sembra snodarsi una popolazione multiforme e scalpitante.
Ma non è questo il punto; è appena la premessa.
Il punto è che ci si scopre sportivi senza quasi volerlo; ritagliando un proprio ruolo (più o meno evidente), dentro uno scenario, che cambia con una frequenza contraria alla lentezza dei ritmi in voga.
È tutto molto divertente, tranne per chi del divertimento non sa cosa farsene. In alcuni casi, lo svago presta il fianco a degli sprazzi di agonismo che poi diventano attimi leggendari, spesso coincidenti con la fase del tramonto, quando il calo delle temperature resuscita gli amanti dell'ombra.
È un tam-tam senza sosta. L’entusiasmo dei bambini si mescola alla bellezza dei giovani e alla tenacia degli adulti; mentre la pacatezza degli anziani tiene banco e campeggia sorniona. Si arrangia una combinazione dai confini a momenti impercettibili, in cui le distanze si riducono ed il movimento dei corpi trova spazio senza neanche dover sgomitare. Dentro, ci finiscono sentimenti consolidati ed emozioni nuove e condivise, condite dalla fragranza degli abbronzanti e dalla sapidità della salsedine, che fatalmente rendono il tutto indimenticabile, mentre si recupera una spontaneità - di nicchia - che di solito finisce per convergere in un sorriso o in un applauso corale.